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Robert Johnson – Me and the Devil Blues (1937)

9 Dic

Ricordate il post su Me and Mr. Johnson di Eric Clapton? Tra quelle tracce coverizzate da Slowhand, c’era anche Me and the Devil Blues. Copio la stringa che avevo scritto sul brano:

Me and the devil blues è semplicemente il motivo per cui i testi di Johnson furono spesso considerati demoniaci. Sembra di starlo a sentire mentre racconta la storia della sua dipartita con il demonio, che causerà botte e percosse alla donna (anche questa una costante dei brani di Johnson), lei gli chiede il perché, me lo ha detto Satana risponde, per poi chiedere di seppellire il suo corpo al bordo dell’autostrada, così l’anima potrà prendere il primo bus e volare via.

A questo connubio con satana, ma anche del miracolo-maledizione di Robert Johnson, avevo parlato anche in merito a Frank Marino. Sopra c’è il brano originale, lo potete trovare, tra gli altri, nella bellissima raccolta Robert Johnson – The complete recordings, un po’ difficile da trovare ma una delle migliori in circolazione, se non la migliore in assoluto. Di seguito il testo integrale:

Early this mornin’

when you knocked upon my door
Early this mornin’, ooh
when you knocked upon my door
And I said, “Hello, Satan,”
I believe it’s time to go.”
Me and the Devil

was walkin’ side by side
Me and the Devil, ooh
was walkin’ side by side
And I’m goin’ to beat my woman
until I get satisfied
She say you don’t see why

that you will dog me ‘round
spoken: Now, babe, you know you ain’t doin’ me
right, don’cha
She say you don’t see why, ooh
that you will dog me ‘round
It must-a be that old evil spirit
so deep down in the ground
You may bury my body

down by the highway side
spoken: Baby, I don’t care where you bury my
body when I’m dead and gone
You may bury my body, ooh
down by the highway side
So my old evil spirit
can catch a Greyhound bus and ride

EXTRA|Charles Brown

19 Mar

Conoscere la storia, anche uno spaccato di vita, di un musicista senza ricorrere alle fonti principali come le biografie è impresa ardua ma allo stesso tempo divertente e interessante. Si scoprono lati che i più non conoscono, si svelano aspetti sconosciuti e imprevedibili.

Talvolta, come in questo caso, si ottiene soltanto (ma mica poco) la costatazione che il lavoro di ricerca è servito a qualcosa, tipo contestualizzare la figura di Charles Brown, caldo e delicato pianista blues molto attivo soprattutto tra gli anni ’50 e ’70.

Texano di nascita, si è fin da giovanissimo radicato in California, tra Los Angeles e San Francisco, rivestendo un ruolo da protagonista nella scena blues di quella zona, dove i bluesmen iniziavano a inserire nelle band tutta una serie di strumenti collaterali, come il sassofono per esempio, che conferiranno a questa variante del blues tradizionale un’impronta molto più orchestrale e dedita alla costruzione di melodie che talvolta incrociano inesorabilmente rock & roll e jazz.

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Eric Clapton – Me And Mr Johnson (2004)

8 Dic

Artista/Gruppo: Eric Clapton
Titolo: Me And Mr Johnson
Anno: 2004
Etichetta: Reprise

Non basterebbero dieci articoli per spiegare quello che Robert Johnson ha dato alla musica moderna, ha ispirato innumerevoli gruppi rock, tutta un’ondata di musicisti, inglesi e americani, che sul solco da lui tracciato hanno fatto sì che oggi si possa parlare in termini di rock. Eric Clapton è stato tra i primi della seconda schiera successiva ai vari Buddy Guy, Howlin’ Wolf, T-Bone Walker, ecc. Ai tempi dei Cream lo ha spesso citato, ancor di più vi si è cimentato quando, come nel caso di Crossroads, ha fornito lui stesso, assieme a Jack Bruce e Ginger Baker, uno spaccato riproposto in chiave decisamente più moderna e accattivante. E se molti di questi musicisti sono diventati milionari è anche grazie alla via tracciata da questo avo nero del Delta.

Ora, spiegare le sensazioni che si provano quando nel lettore si incanala il cd Me and Mr Johnson di Eric Clapton, non è cosa da poco. Innanzitutto per il fatto che ogni qualvolta mi trovo di fronte a una cover assumo molteplici punti di vista, non tutti accondiscendenti. Secondo perché, pur apprezzando il progetto, nel momento stesso in cui un artista, seppur affermato e blasonato come Clapton, e che stimo e adoro, presenta un prodotto non concepito direttamente dalla sua testa, mi aspetto anche un plus che ne giustifichi le motivazioni.

Con questo disco Clapton opera due tagli, il primo che ci riporta indietro di 70 anni, ai tempi in cui Johnson tornava dal suo “anno X” passato nell’anonimato, dopo il «patto col diavolo», quell’anno 1930 che segnò la svolta epocale della musica popolare del Novecento. Il secondo taglio, più breve e recente, ma non meno affascinante, ci riporta indietro di 40 anni, quando la new wave britannica iniziava a divertirsi con i brani blues dei suoi padri e la folla impazziva per quelle nuove sonorità fino ad allora ignorate.

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(Call it) Stormy Monday

1 Nov

Stormy Monday è uno dei grandi classici del blues, eseguita per la prima volta nel 1949 da T-Bone Walker, divenne uno dei campi di interpretazione, sviluppo e sperimentazione da parte dei migliori musicisti blues. Delle tante disponibili sul web ne ho scelte tre: la prima, quella che, paradossalmente, mi viene in mente per prima quando penso al “tempestoso lunedì”, interpretata magnificamente dagli Allman Brothers Band nel mitico concerto del Fillmore East nel ’71.  Ascoltatela, io ci vedo dentro sentimento, passione, violenza, quanto forse nessun altro è riuscito a tirar fuori da questo brano.

Segue la versione di T-Bone Walker, molto più corta, rudimentale, in cui elemento d’assieme funge anche il silenzio tra una sezione d’accordo e l’altra, tra gli assoli, i boogie di piano, sempre ben calibrati a fungere da cornice alla voce del bluesman nero.

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Eric Clapton – Live in Hyde Park (1997)

5 Mag

Quanti ricordi con questo dvd. Soprattutto un luogo, Hyde Park, che non può non ricondurmi alla mia maturazione personale, tappa fondamentale della comprensione di me stesso. Questi sono i prati che circa 7 anni dopo questo grande concerto di “Slow Hand” mi avrebbero fatto viaggiare. Passavo molto tempo alle radici di quegli alberi, ad osservare gli inglesi giocare a rugby, a scrivere, a suonare, a provare emozioni e colloquiare con mille persone diverse mai viste prima. Ma parliamo di musica. Assolutamente da non perdere. Questo è il Clapton maturo, ormai orfano della droga e anche di certe produzioni più “slow” che “hand”.

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Eric Clapton & Steve Winwood – Live at Madison Square Garden

17 Apr

Dalla Londra underground ai giorni d’oggi. Due musicisti che possiamo chiamare, senza mezzi termini, dei pionieri. Scopritori curiosi della musica blues, studiosi di un genere che fino agli anni ’60 era poco conosciuto e ammirato in Europa. Clapton e Winwood si sono confrontati, hanno fondato tra i migliori gruppi della storia del rock.

Dai Cream ai Traffic, ai supergruppi dei Blind Faith e dei Derek & The Dominos. In questo tour live del 2009 hanno fuso le loro due anime, per un’indimenticabile retrospettiva delle loro più alte gemme.

Non è semplice trovare qualcosa di ufficiale in giro per il web. Vi indico quindi la traccia Crossroads, rifatta dai due in un live del 2008.

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