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Don Ross – Don Ross (1990)

22 Ago

Artista/Gruppo: Don Ross
Titolo: Don Ross
Anno: 1990
Etichetta: Duke Street Records

Certe cose però non sappiamo di non conoscerle e sicuramente non le conosceremo se qualcuno non ci illumina. È quello che è accaduto al sottoscritto quando è stato consigliato l’ascolto di Don Ross, chitarrista che si inserisce nel solco virtuoso del genere fingerpicking. Si tratta di un canadese ormai cinquantunenne che ha conosciuto il successo dopo aver vinto due National Fingerstyle Guitar Championship nel giro di otto anni. Il che non è cosa da poco per chi segue anche i festival.

Ho scelto di parlarvi dell’album omonimo, Don Ross appunto, secondo disco pubblicato per l’etichetta canadese Duke Street Records. Premetto: Ross non è un chitarrista molto considerato nel panorama musicale se non in America e dintorni, è quello che definiremmo il cronico artista di nicchia. In Italia almeno è così, non ha neanche una pagina su Wikipedia mentre i suoi video nel web si riducono a un concerto tenuto alla Trinity United Church in Cannington, qualche session in studio e alcuni duetti con Andy Mckee.

Ciò non deve però distogliere da una valutazione globale del suo operato. La mia sarà anche criticabile ma certamente scevra da ogni pregiudizio.

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Riccardo Zappa – Thesaurus Harmonicus (2002)

16 Lug

Sarebbe stato meglio un “l’altro ieri il collettivo ascoltava”, soprattutto per questo disco che credo sia molto emozionale, cioè che varia al variare dei giorni e dei momenti. Ecco, questa è una piccola recensione di un album che ho ascoltato già molto tempo fa, quindi vi esprimo quanto mi è rimasto dentro. Praticamente nulla.

Qualcuno mi disse che un suo amico gli disse che suo fratello gli disse: «Riccardo Zappa è uno dei migliori chitarristi al mondo». Non sono d’accordo, tuttavia, riconosco che invece Riccardo Zappa sia uno dei chitarristi più sottovalutati al mondo, che è differente. Soprattutto in ambito internazionale, dove la musica italiana è rappresentata, ahimé, da gentucola senza qualità.

Questo disco dimostra invece due cose, da un lato la bravura tecnica, l’estro indiscutibile e gli arrangiamenti anche molto originali, dall’altro, invece, che alla fine dell’intero resta quella consapevolezza di non aver assaporato appieno un Riccardo Zappa d’annata, tanto più che il sapore amaro di incompiutezza resta lì, fermo e sostanzialmente immutato, anche dopo tanti ascolti.

Consigliato a chi ama la chitarra, suonata in fingerpicking, il suono delle corde che friggono sulla tastiera, quell’acre gusto misto di macerie e alluminio sonoro. Non è però il disco più indicato ad approcciare per la prima volta l’artista.

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