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Robert Johnson – Me and the Devil Blues (1937)

9 Dic

Ricordate il post su Me and Mr. Johnson di Eric Clapton? Tra quelle tracce coverizzate da Slowhand, c’era anche Me and the Devil Blues. Copio la stringa che avevo scritto sul brano:

Me and the devil blues è semplicemente il motivo per cui i testi di Johnson furono spesso considerati demoniaci. Sembra di starlo a sentire mentre racconta la storia della sua dipartita con il demonio, che causerà botte e percosse alla donna (anche questa una costante dei brani di Johnson), lei gli chiede il perché, me lo ha detto Satana risponde, per poi chiedere di seppellire il suo corpo al bordo dell’autostrada, così l’anima potrà prendere il primo bus e volare via.

A questo connubio con satana, ma anche del miracolo-maledizione di Robert Johnson, avevo parlato anche in merito a Frank Marino. Sopra c’è il brano originale, lo potete trovare, tra gli altri, nella bellissima raccolta Robert Johnson – The complete recordings, un po’ difficile da trovare ma una delle migliori in circolazione, se non la migliore in assoluto. Di seguito il testo integrale:

Early this mornin’

when you knocked upon my door
Early this mornin’, ooh
when you knocked upon my door
And I said, “Hello, Satan,”
I believe it’s time to go.”
Me and the Devil

was walkin’ side by side
Me and the Devil, ooh
was walkin’ side by side
And I’m goin’ to beat my woman
until I get satisfied
She say you don’t see why

that you will dog me ‘round
spoken: Now, babe, you know you ain’t doin’ me
right, don’cha
She say you don’t see why, ooh
that you will dog me ‘round
It must-a be that old evil spirit
so deep down in the ground
You may bury my body

down by the highway side
spoken: Baby, I don’t care where you bury my
body when I’m dead and gone
You may bury my body, ooh
down by the highway side
So my old evil spirit
can catch a Greyhound bus and ride

Frank Marino & Mahogany Rush – Live at Bromont (1979)

15 Nov

Tanto per rispondere all’ironia di chi commenta senza sapere, di chi critica senza ascoltare (diletto di tanti qui in Italia), ora faccio sul serio, spingo sull’acceleratore e ripropongo il dibattito su Frank Marino. Volevo pubblicarvi un semplice video di Electric Reflection of War, una piccola perla, un solo di chitarra sulla falsa riga di Eruption dei Van Halen (c’è chi sostiene sia il primo esempio di tapping…). Ma alla fine sono caduto nel trappolone dell’entirely, quindi beccatevi (chi ne ha voglia e tempo) quasi un’ora di concerto a Bromont (1979).

Considerando che l’anno prima Frank Marino e i Mahogany Rush avevano pubblicato il disco Live. All’interno del quale si pone anche Electric Reflection of War. Qui la trovate subito dopo il brano Who do Ya Love, dopo le varie All Along the Watchtower (una delle tante, per gli amanti delle cover di Hendrix), ma anche Johnny B. Good e tante altre stelle che brillano nella galassia Marino.  E ve lo piazzo qui: vai!

Frank Marino & Mahogany Rush – World Anthem (1977)

16 Ago

Proprio pochi giorni fa, ricordavamo con Fables una nostra vecchia idea, quella di cambiare l’inno nazionale italiano con un pezzo rock tipo Hells Bells degli AC/DC. Ovviamente è una provocazione, senza nulla togliere all’inno di Mameli che è comunque bellissimo. Forse tra qualche decennio, se non fra qualche secolo, il rock entrerà anche nell’Olimpo della musica alta, forse riuscirà anche a scalzare la musica classica e ritagliarsi un angolino tutto suo nella categoria degli inni nazionali. Nel frattempo (e vengo al disco consigliato oggi), Frank Marino si è avvantaggiato il lavoro, creando, non un solo inno, ma un album intero intitolato World Anthem: “Inno Mondiale”.

Titolo che deriva dall’omonima traccia di questo album datato 1977, il quinto della formazione Mahogany Rush. Non è il solo brano ad assorbire linee melodiche originali e allo stesso tempo molto orecchiabili. Su cui Marino ci costruisce studi, elabora sviluppi in successione, manipolando con tecnica sopraffina accordi e note in tapping, e laddove possibile sporcando i suoni con tutta una serie di distorsioni giocate sull’alternanza degli altoparlanti. Ne esce fuori un disco in cui sono molteplici le influenze, dall’immancabile Hendrix ad Alvin Lee, ma io ci ho trovato anche Iron Maiden, Malmsteen, Satriani.

Un album divertente, che dà la carica, una pillola di energia, in cui a farla da padrone sono i suoni e gli effetti. Consigliato a chi ha voglia di conoscere modi nuovi di interpretare il rock, senza cadere nella banalità. Perché sebbene potrebbe sembrarlo, World Anthem non è un disco banale.

Frank Marino – Full Circle (1986)

2 Mar

Artista/Gruppo: Frank Marino

Titolo: Full Circle

Anno: 1986

Etichetta: Justin Time

Rieccoci dopo tanto tempo, scusate l’assenza ma ero preso tra Sofocle e Platone… Ma ritorno col botto, suggerendo l’ascolto di un chitarrista dalle tante sfaccettature ma soprattutto dalla immensa tecnica. La storia di Frank Marino è legata a doppio filo al nome della sua band, i Mahogany Rush. Canadese il gruppo, canadese anche lui, di origini italiane tanto che per esteso il suo nome è Francesco Antonio Marino.

Un pazzo è dir poco. E la sua vena di follia si srotola lungo le note che accalappia, stringe, comprime, con una velocità pazzesca. Stile che posso riassumere con una metafora: immaginate una diga, viene aperta una condotta e in un metro quadro di buco si riversa l’impeto e la forza dell’acqua. Il fiume sono le note che Frank Marino strozza grazie anche a un eccezionale utilizzo del pedale, l’acqua che fuoriesce d’impeto sono le mille coloriture armoniche che crea con la sua forza tecnica.  Provate a ad ascoltare alcuni suo album e vedrete che in certi tratti non riuscirete a distinguere un Sol da un Mi bemolle.

Diciamo che Frank Marino è un’esperienza che ogni amante del rock veloce, ma ancor più chi vuole avvicinarsi a chitarristi ipertecnici, deve almeno una volta provare. Insomma, un album di Frank Marino è come un giro sulle montagne russe, chi non lo ha fatto almeno una volta?

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