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Intervista a Steve Hackett

18 Mag

Intervista a Steve Hackett al Quintessentially Soho nel 2010. L’ex chitarrista dei Genesis, aveva da poco pubblicato il suo penultimo lavoro: Out of the tunnel mouth. 

EXTRA|Rock 1972: dal capolavoro dei Genesis al “flop” Pink Floyd. L’isola Kraut, religione e Texas blues

29 Gen

Prosegue il mio tentativo di metter disordine alla musica. O meglio, vorrei ordinare le idee e mi ritrovo a doverle rimescolare. E devo dire che andando avanti nel tempo mi disconosco sempre più dai pur onorabili presupposti che si pongono gli “enciclopedici” nel cercare gli “affini”. Qui, in queste mie riflessioni, c’è solo disaffinità, e dunque, proprio perché siamo contrari alle corresponsioni, diamoci dentro e strapazziamo cinque gruppi diversi tra loro.

Per quanto le loro storie possano sembrare sconnesse, vedrete che tuttavia tra Pink Floyd, Genesis, Popol Vuh, Can e Clarence “Gatemouth” Brown, ci sono molti più paralleli di quanto potrebbe sembrare. Ma occorre andare nel micro per osservarli. E allora partiamo da un piccolo preambolo: progressive, blues, rock psichedelico, elettronica, tutto è mescolato. Torniamo indietro all’anno 1972: cinque anime diverse, cinque spaccati di quanto può offrire la musica di quel periodo. Parto dai Genesis, perché forse quello, più di tutti, è il loro anno. Attenzione, non fraintendetemi, è vero, fu anche l’anno di Octopus dei Gentle Giant, e di Thick as a Brick dei Jethro Tull, per carità. Come non ricordarli.

Però non credo di dire un’eresia sostenendo che con Foxtrot, i Genesis misero tutti in fila. Non ce n’è, e l’intro di organo di Tony Banks in Watcher of the Skies introduce subito l’ascoltatore dell’epoca a prender coscienza della piena maturazione di Gabriel e compagni (compiuta definitivamente con il successivo Selling England by the Pound).

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Genesis – Foxtrot (1972)

31 Mar

Artista/Gruppo: Genesis
Titolo: Foxtrot
Anno: 1972

Chitarre, bassi, batterie, voce, tastiere, in alcuni casi strumenti più particolari come organi, mellotron, moog, sintetizzatori, in altri ancora violini, violoncelli, oboe, clavicembali…e chi più ne ha più ne metta…
Emancipando quanto più possibile da qualsiasi fattore temporale o ambientale l’ascolto di un album, quello che rimane è il risultato che gli artisti riescono ad ottenere nella loro idea di utilizzo degli strumenti musicali nei confronti di chi ascolta; il “feeling” che riescono a stabilire tra la loro interpretazione del concetto di Musica e le esperienze sensoriali di chi è attraversato dalle note…in ogni genere musicale…in ogni epoca.
Quando mi trovo immerso nell’ascolto di un album, questo è ciò a cui lascio briglie sciolte nei primi istanti, prima di qualsiasi considerazione su aspetti tecnici, di critica e, in generale, più pragmatici.
Nel momento in cui ho lasciato che questo album elargisse le sue emozioni primordiali musicali nei miei confronti, la sensazione fu subito che una buona parte della mia esperienza musicale veniva segnata.

Il terzultimo lavoro dei Genesis dell’era Peter Gabriel, uno dei quattro con la storica formazione Gabriel-Hackett-Collins-Banks-
Rutherford, racchiude in se tutta l’esperienza e la perfezione tecnica che la band inglese ha maturato fino a quel punto, proseguendo in grande stile il solco tracciato dal precedente lavoro, Nursery Crime e aprendo le porte alla definitiva consacrazione ad icone che raggiungeranno con Selling England By The Pound.

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