Tag Archives: Jimi Hendrix

T-Bone Walker – Blues For Marili (1959)

20 Lug

Da Chicago a Los Angeles. Il viaggio di T-Bone Walker accompagnato dalla sua etichetta, la Atlantic, tra il 1955 e il 1957 produsse una serie di registrazioni che poi divennero uno degli ultimi dischi imperdibili di Oak Cliff T-Bone: T-Bone Blues, pubblicato nel 1959. Una di queste è Blues For Marili: alla chitarra T-Bone, al piano Lloyd Glenn, al basso Billy Hadnott e alla batteria Otis Lee Bradley. Era il periodo dei duetti con il nipote R.S. Rankin e il jazzman Barney Kessel.

In quegli stessi anni, spesso le date di Walker a Chicago si sovrapponevano con quelle di Junior Wells e Jimmy Rodgers. Blues For Marili è solo uno dei tantissimi esempi di virtuosismo chitarristico di T-Bone: pulito quanto sporco, aggressivo e al contempo meravigliosamente lussuoso. Uno dei più grandi del blues, l’autore della pluri-copiata (Call It) Stormy Monday, anche lui come Buddy Guy un esempio per Jimi Hendrix.

Intervista ai Black Merda (2009)

7 Apr

Ho trovato questa intervista fatta dal blog Good Vs Evil ai Black Merda, che è un gruppo degli anni ’70 molto ma molto poco conosciuto, che ricalca Jimi Hendrix in tutto (dal sound al look, perfino di copertina), e di cui era da tempo che volevo parlarne. È strana la loro storia, tra il 1970 e il 1972 hanno pubblicato solo due album, l’omonimo d’esordio e Long Burn the Fire.

Poi è uscito un doppio disco che li raccoglieva insieme, poi il nulla. Fino al 2005, quando si sono riproposti con Mary Don’t Take Me On No Bad Trip. Da quel momento hanno pubblicato altri tre album, fino a Force of Nature, del 2009. L’intervista fatta dal blogger risale a quel periodo.

I componenti del gruppo spiegano la genesi del loro strano nome, che a noi italiani fa un po’ ridere ma (come avrete modo di leggere), non ha nulla a che vedere con il significato che potremmo attribuirgli noi.

D: Per coloro che non vi conoscono, potete raccontarci la storia dei Black Merda?

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Band of Gypsys – Stop (1969)

28 Ott

Nel 1970 esce il disco Band of Gypsys, del gruppo omonimo capitanato da Jimi Hendrix. Il resto dei componenti, come è noto, oltre al chitarista, è completato da Buddy Miles (batteria) e Billy Cox (basso). Un disco che in Germania e Giappone venne pubblicato con l’aggiunta di tre tracce: Hear My Train A Comin’, Foxy Lady e Stop. Tranne Foxy Lady, le altre due sono state poi aggiunte all’album Live at Fillmore East, registrazione del 1969 che esattamente trent’anni dopo, nel 1999 fu edita dalla Mca Records.

Di quel bellissimo live (di cui resta ben poco materaiale documentario), vi propongo proprio Stop. Si tratta di una cover della celebre Stop del cantante rithm’n’blues, Howard Tate. Il quale, a sua volta deve i diritti d’autore ai due cantautori che l’hanno scritta: Jerry Ragovoy e Mort Shuman. In questo brano eseguito dalla BOG, alla voce dovrebbe essere Billy Cox (sempre che non si tratti dello stesso Tate in veste di special guest, anche se nel disco non risultano esserci crediti). Buon ascolto.

EXTRA|The Jimi Hendrix Experience 1967. Nascita e ascesa di un fenomeno

27 Mar

I primi tre mesi del 1967 furono per Jimi Hendrix un periodo di lavoro estremo, il chitarrista che fino a quel periodo si era crogiolato tra il Greenwich Village, frequentazioni con amici “altolocati” o hippy e capelloni. Tutto quel lavoro stava ora per trasformarsi nell’alchimia più devastante della storia del rock e del blues.

Come un vulcano che per anni resta in silenzio fino al momento esatto della sua esplosione, già dall’anno precedente Hendrix si era dato da fare per svelare al mondo cosa fosse capace di creare la sua mente, ma in un modo o nell’altro si era sempre sentito rispondere: «sei forte ma non è questo che la gente vuole».

Da una delle tante conoscenze negli ambienti rock newyorkesi, Hendrix entrò nelle grazie di Linda Keith, meglio nota per essere stata all’epoca la fidanzata di Keith Richards. Purtroppo per Hendrix, il colloquio che questa gli procurò non sortì molto entusiasmo nel chitarrista degli Stones, anzi, entrambi restarono molto delusi l’uno dall’altro. Antipatia? Forse ma non credo che negli affari conti poi molto. Dunque, probabilmente invidia, o ancor più timore, non mancanza di lungimiranza. Perché Hendrix era già fortissimo, mentre un piccolo seme di timore di esser soppiantati all’improvviso serpeggiava tra i gruppi già affermati. Vedremo come cambierà il mondo del rock nell’arco di un solo anno: il 1967.

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EXTRA|J&J, il ’68 e le lucertole del rock

17 Mag

Due personaggi che hanno fatto la storia del rock, che si sono conosciuti, che hanno anche suonato assieme. Due caratteri diversi, non opposti, stessa l’alchimia.

Jimi Hendrix e Jim Morrison, geni incontrollabili, istintivi, entrambi innovatori del rock, l’uno talento insuperabile con la chitarra, l’altro senza eguali nell’interpretazione, nell’invenzione di testi distorti, ispirati ai poeti maledetti, oltre al completo abbandonarsi dionisiaco nelle sue performance dal vivo.

Altro punto in comune: la fisicità nel suonare. Come Morrison prende la sua gola e la sacrifica al pubblico con acuti che stridono anche con i più moderni registratori hi-fi, così Hendrix vive di quel rapporto passionale con il suo strumento. E lo si sente da come impugna la sua Stratocaster: è come se la stritolasse attorno alle sue mani, con una potenza che neanche un marine in piena battaglia avrebbe osato chiedere al suo M40.

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