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Level 42 – The Early Tapes July/Aug 1980 (1982)

14 Mag

Torno a proporre l’ascolto dei Level 42, stavolta partendo dalle origini della band, come fecero proprio loro, pubblicando questo album soltanto l’anno successivo al disco d’esordio omonimo. Ma come spiega il titolo stesso dell’album (spesso chiamato semplicemente Strategy), spetta a The Early Tapes – July/Aug 1980 l’appellativo di vera opera prima dei Level 42. Questi sono infatti i primi otto spaccati della loro carriera, otto brani registrati appunto tra il luglio e l’agosto 1980, l’essenza di quella che sarà poi la fase successiva, ispirata per certi versi anche ad alcuni lavori di Stanley Clarke, dal quale Mark King ne sarà sempre influenzato.

Se negli altri dischi compaiono alcuni spaccati di testo, qui l’unico spazio alla voce di King e Lindup è riservato ad alcuni ricami in falsetto. Il resto è musica strumentale, molto funky, e molto anni Ottanta, come sempre, oltre che i primordi di armonie di brani che saranno poi celebri, come Turn It On e Love Games. Consigliato a chi è appassionato di reperti e ama addentrarsi nella genesi anche solo di un singolo brano.

EXTRA|Boon, una vita da mediano

18 Dic

Dopo avervi convogliato verso i Level 42 consigliando Best Level, non potevo non tornare, almeno brevemente sul luogo del delitto. Perché poi ci sono delle cose da mettere bene in ordine, a partire dal genere, tra i più ambigui e allo stesso tempo originali, a patto che ci si sforzi di andare oltre le apparenze. Fusion? Rock? Jazz? Pop? Funk? Diciamo un po’ tutto e niente di ciò. I Level 42 si fondano sulle vibrazioni del basso di Mark King, probabilmente con una forte dose di eccentricità, ma mai fuori posto.

Ruolo di primo piano rivestono anche le tastiere, condotte sapientemente da Mike Lindup, e i suoi cori in falsetto che conferiscono, assieme al riverbero della batteria, quel tipico sound anni ’80. Anche dance, se vogliamo, ma questo non deve deviare l’attenzione. All’inizio resti colpito negativamente (senza far retorica sulle giacche con le spalline, please!), ma con un buon impianto acustico i lavori dei Level si riescono ad apprezzare, e molto, non soltanto per la bravura del loro leader. È come se si fosse catapultati in fondo a un precipizio, e mentre si cade giù la realtà si ribalta, la forza di gravità cessa di affondarti e inizia un viaggio all’interno di cerchi concentrici di suoni mai inopportuni.

E dietro, nell’anticamera, in fondo all’ingresso principale, scalpita anche la figura di uno dei tanti musicisti costretti all’anonimato e all’”underated” eterno. Per questo vorrei parlare di più del chitarrista, Rowland Charles Gould, conosciuto come Boon Gould (pare perché lo zio un giorno giudicò la sua incapacità di piangere come un dono, “boon”…). Che con i Level 42 ha partecipato attivamente alla fondazione, abbandonando il progetto nel 1987 assieme al fratello Phil (il drummer della band), per poi riavvicinarsi a King anche dopo la reunion, ma stavolta beccandosi i crediti relativi ai testi e non alla partitura musicale.

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Level 42 – Level Best (1989)

17 Dic

Ed ecco un altro esempio di jazz fusion, molto, ma molto fusion. Un best of, è vero, ma essenziale e ben concepito. Di un gruppo, i Level 42 che sono tutto, o quasi, Mark King, bassista dalle immense doti tecniche, uno dei pochi che non ammorbano quando “slappano”. Per il resto, un jazz-funk-dance, di stampo limitrofo ad alcuni lavori dei Talking Heads, anche se qui le chitarre sono molto marginali e tutto si regge su basso (Mark King) e tastiera (Mike Lindup). Una raccolta di brani che abbraccia i primi otto anni di storia dei Level 42 (con altrettanti otto album), da The Chinese Way a Running In The FamilyThe Sun Goes Down (Living It Up), solo per citare i più sentiti…

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