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Frank Marino & Mahogany Rush – Live (1978)

30 Gen

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Facciamo un leggero passo indietro nel nostro infinito viaggio musicale, stavolta vi segnalo un album dal vivo di Frank Marino e i suoi Mahogany Rush. Si tratta di Live, primo disco dal vivo pubblicato dalla band canadese che raccoglie registrazioni del tour negli Usa lungo tutto il 1977 e uscito l’anno successivo in lp. Una pubblicazione che ha diviso i fans e la critica, perché dell’immenso materiale dal vivo poteva anche nascere un doppio live. Sembra che a monte di tale scelta editoriale, ci furono problemi legati alle loyalties. A parziale risarcimento, esattamente dieci anni dopo, nel 1988, usciva Double Live, ma a dispetto del titolo, anche quella volta il disco fu unico. In Live è contenuta la testimonianza del fervore che era alla base dei concerti blues in quegli anni, un disco che ogni amante del genere (ma Marino è stato osservato con interesse anche dagli appassionati di Metal) non può ignorare. Continua a leggere

Rachel Arieff, la regina dell’Anti-Karaoke

22 Feb

Basta con le tipe frigide che abbozzano il falsetto per l’ultima canzoncina di Emma, basta con i coatti che li senti canticchiare in canottiera fetida Ti Amo di Pappalardo mentre tu vorresti scolarti la birra e tirargli il bicchiere in piena fronte. Basta.

Basta col Karaoke. L’ho sempre pensato. E devono averlo pensato anche in Spagna, da dove nasce l’Anti-Karaoke.  Tutto rigorosamente made in Spain: «El ùnico karaoke “andergraun” de Barcelona. Finally, a Karaoke that doesn’t suck!».

E di che si tratta? Boh, ancora non l’ho capito bene, soprattutto non capisco a che serve una cassetta da lettere, ma mi sembra secondario e comunque , come riporta Thriller Magazine.es, resta opzionale.

Gli ingredienti essenziali sono invece quattro. Primo: mettere in sala una folla sfrenata di schizofrenici, ubriachi (o vogliosi di diventarlo al più presto), amanti del chiuso soffocante e dei colori. Secondo: metti sul palcoscenico una più matta di loro, che a ogni canzone cambia abito e anche se è stonata tiene il palco e balla come una diva. Terzo: dai al pubblico la possibilità che lei (e soltanto lei) canti le canzoni che loro (e soltanto loro) hanno deciso di richiederle. Quarto (but not least): proibisci qualsiasi richiesta che non sia rock, heavy metal o pop-rock internazionale.

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Robert Fripp & Theo Travis

19 Nov

Si sono da poco conclusi i quattro giorni di concerti che Robert Fripp e Theo Travis hanno tenuto a Roma presso la Chiesa Evangelica Metodista di via XX Settembre, all’interno del tour che ha portato i due artisti a esibirsi in teatri, chiese e cattedrali in Italia, Spagna e Inghilterra. Da amante assoluto del chitarrista britannico non ho potuto esimermi dal prendere parte ad una delle serate in programma, particolarmente incuriosito dalla insolita location scelta.

A poco più di mezz’ora dall’inizio del concerto si apre il portone che permette l’accesso all’unica navata rettangolare che caratterizza la Chiesa del Rione Castro Pretorio; l’impianto quadrifonico allestito all’interno accoglie il pubblico con la riproduzione di soundscapes in pieno stile Fripp, che permettono già da subito di respirare un’atmosfera totalmente diversa rispetto ai normali concerti e che accompagnano fino all’inizio dell’esibizione stessa. Poco per volta, e in religioso silenzio come il contesto richiede, prendono posto le 250 persone circa che può contenere la sala, che offre alla vista le pareti decorate nel 1924 dal pittore italiano Paolo Paschetto e delle splendide vetrate che, unite alla debole illuminazione interna, conferiscono all’ambiente una luce decisamente suggestiva.

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Jeff Beck – Live At Ronnie Scott’s Jazz Club (2008)

15 Lug

Jeff Beck, in una performance live di tutto rispetto, è accompagnato dal suntuoso Vinnie Colaiuta (batteria) e dalla rivelazione Tal Winkelfeld al basso per riproporre gran parte del suo repertorio, da Beck’s bolero fino a brani delle sue più recenti produzioni. Perle come ospiti, da Imogean Heap a Eric Clapton!!!

Per tutti quelli che amano sentir esprimere una chitarra (la mitica Stratocaster in questo caso), dal pianto al canto.

Keith Jarrett – The Köln Concert (1975)

18 Mag

Artista/Gruppo: Keith Jarrett
Titolo: The Köln Concert
Anno: 1975
Etichetta: ECM

Un uomo curvo sul proprio pianoforte…curvo il più possibile a formare un unica entità tra l’essere umano e lo strumento che ne è la naturale prosecuzione…la testa abbassata fino a sfiorare il corpo del pianoforte, a fondere ancor di più questo legame, a sussurrare ogni intenzione, ogni variazione, ogni cambio di ritmo…un groviglio inestricabile di capelli ad impedire che anche la più piccola idea musicale possa provare a scappare e non tornare più…perché ognuna di esse è fondamentale e sarebbe un sacrilegio non offrirla all’udito esigente di tutta quella prole di fedelissimi che vivono sulle note leggiadre di questo immenso artista.

Basta dare uno sguardo all’immagine della copertina di questo album per percepire il feeling particolare che c’è tra Keith Jarrett e il suo compagno di mille avventure e di mille racconti, per capire che questo album ha veramente qualcosa da dare, fino in fondo…e a noi privilegiati non resta che ripetere quelle poche, semplici operazioni che intercorrono tra il desiderio e l’inizio della Musica, per regalarci ogni volta che vogliamo o che ne abbiamo bisogno, un momento di benessere mentale come solo la grande Musica sa donare.

Ma sebbene questa unione può apparire alla vista e all’ascolto così perfetta ed idilliaca, cela dietro di sé tante piccole cose che la rendono ancora più unica, soprattutto per chi conosce certi aspetti quasi estremisti dell’ex alunno della Berklee School of Music…un personaggio che esige la perfezione sotto qualsiasi aspetto anche lontanamente legato ad una sua esibizione, una cura quasi maniacale di tutta quella miriade di sottigliezze che ruotano intorno allo strumento, al palco, al backstage, al pubblico, all’atmosfera, fino ad arrivare al divieto assoluto di fumare, effettuare riprese o scattare fotografie durante l’esecuzione o addirittura al pretendere una determinata temperatura, sempre costante, nella sala dove si terrà il suo concerto…tante cose che un artista “normale” neanche noterebbe o stenterebbe ad inquadrare come una eventuale problematica; ma il pianista statunitense è così, prendere o lasciare, amare o odiare.

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Eric Clapton & Steve Winwood – Live at Madison Square Garden

17 Apr

Dalla Londra underground ai giorni d’oggi. Due musicisti che possiamo chiamare, senza mezzi termini, dei pionieri. Scopritori curiosi della musica blues, studiosi di un genere che fino agli anni ’60 era poco conosciuto e ammirato in Europa. Clapton e Winwood si sono confrontati, hanno fondato tra i migliori gruppi della storia del rock.

Dai Cream ai Traffic, ai supergruppi dei Blind Faith e dei Derek & The Dominos. In questo tour live del 2009 hanno fuso le loro due anime, per un’indimenticabile retrospettiva delle loro più alte gemme.

Non è semplice trovare qualcosa di ufficiale in giro per il web. Vi indico quindi la traccia Crossroads, rifatta dai due in un live del 2008.

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La registrazione di un capolavoro

2 Apr

Terminato l’allestimento di tutto il necessario per le registrazioni di Live at Pompeii dei Pink Floyd, i responsabili si accorsero che i sistemi di generazione di energia dell’area archeologica non erano sufficienti ad alimentare tutta la strumentazione presente…per ovviare a questo fondamentale inconveniente venne installata una vera e propria “mega-prolunga” che partiva dal comune di Pompei e raggiungeva il luogo del concerto.

Per evitare possibili danneggiamenti (per cause umane o naturali) alla prolunga, decine di volontari decisero di controllare giorno e notte il preziosissimo cavo, alternandosi fino alla fine delle riprese e permettendo così la nascita di quell’immenso capolavoro.

Proprio per questi inconvenienti le registrazioni vennero dimezzate da 6 a 3 giorni e il regista fu costretto ad eliminare buona parte di ciò che avrebbe voluto realizzare.

Idealmente stringo la mano e ringrazio ognuno di quei ragazzi!!!

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