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Duke Ellington and His Orchestra (featuring Mahalia Jackson) – Black, Brown and Beige (1958)

10 Lug

Artista/Gruppo: Duke Ellington and His Orchestra (featuring Mahalia Jackson)
Titolo: Black, Brown and Beige
Anno: 1958
Etichetta: Columbia

Come promesso, al best di Duke Ellington segue la recensione di un disco che vi consiglio di mettere subito nella vostra collezione. Che sia di jazz, blues, pop, rock non ha importanza. Questo è un capolavoro senza tempo né genere ben definito. Si dice jazz, ma qui Duke Ellington e la sua Orchestra danno una lezione di come si possa amalgamare la musica occidentale con le movenze tribali africane, sudamericane, mediterranee. Si parte dall’esodo negro e si arriva addirittura al Padrino prima che Nino Rota potesse concepire i suoi temi più famosi in tutto il mondo.

Lo stesso Ellington fornisce la chiave per interpretare il suo simbolismo, fin dal titolo: una sfumatura, dissolvenza dal nero al beige. Un passaggio, attraverso un cammino durato secoli, dalla schiavitù all’affermazione occidentale. Il cammino tra lo spirito, il sacrificio del lavoro e la musica. Parte essenziale di qualsiasi campo da lavoro, che sia la terra mediterranea o i campi di cotone degli Stati del Sud. Dal sudore e il battito dei tamburi che cadenzano la giornata lavorativa, alla domenica come giorno di riposo, dove tutti in un’ora sono uguali l’un l’altro, senza distinzioni, perché in chiesa, davanti alla sua benedizione, Dio non fa distinzioni.

L’emancipazione dell’afro-americano passa di lì, da quella casetta bianca in legno sulla collina, in cui si prega e si canta, gospel e spiritual, tutti mano per la mano. La segregazione prosegue, troverà il suo culmine tra gli anni ’50 e ’60, per poi finire, almeno per legge.

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Duke Ellington – Il gigante dei Bandleader (2004)

5 Lug

C’è un mondo musicale, uno spaccato di ognuno di noi, che meriterebbe maggiore considerazione: la musica da edicola. Che contribuisce alla divulgazione di massa e stimola nuovi approfondimenti. A volte, ci si incuriosisce per un disco che vediamo lì e ci attrae, tra un giornale e un caffè. Questo che vi segnalo per esempio fa parte di una raccolta del 2004 della De Agostini, chiamata Il Grande Jazz. Copertine scarne, ma buoni (non dico ottimi) inserti mono-autore. Ho iniziato a raccogliere alcuni cd, poi ho smesso preferendo puntare dritto agli album originali. Ma per la prima decina non mi sono pentito, anzi, la raccolta mi ha aiutato ad avvicinarmi al jazz ancora di più.

Questo cd racconta Duke Ellington: Il Gigante dei Bandleader. Fin dal titolo si intuisce la scelta editoriale: il Duca e le sue variegate esperienze di orchestra, nella maggior parte dei casi la sua omonima, anche se in una circostanza lo troviamo nella Barney Bigard And His Jazzapators. Si tratta di Caravan, uno dei più interessanti brani della raccolta, un’incisione in cui compare anche l’autore, il portoricano Juan Tizol. Uno dei primi (se non il primo in assoluto) esempi di jazz latino, ove il pianoforte di Duke Ellington riesce a ritagliarsi un ruolo di primo piano. Come anche in Black and Tan Fantasy, ispirato alla Sonata n. 2 di Chopin.

La selezione sembra a me così suddivisa: prima parte fatta di classiconi (Take the “A” Train, East St. Louis Toodle-oo, In a Sentimental Mood), seconda parte più approfondita che punta su progetti di Ellington con grandi maestri (vedi anche i soli di Barney Bigard o Johnny Hodges), per concludere con le collaborazioni tra Duke e alcuni broadcast (A tone Parallel to Harlem, suite di 13 minuti circa composta per l’Orchestra Sinfonica della Nbc) e la meravigliosa Come Sunday eseguita con Mahalia Jackson nell’album Black, Brown and Beige, disco di cui prometto a breve una recensione approfondita.

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