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L’EMOCENSIONE | Beck – Odelay (1996)

4 Gen

Sarò criptico, ma aiuta a velare, a trasparire. Un deviante daan da dan dan daan illude che questo sarà ancora una volta un disco rock, di bellissimo e coinvolgente rock. Dopo Devil’s Haircut, con Hotwax si retrocede ad arrangiamenti di chitarra slide che riportano indietro nei saloon del Texas. Il cantato inizia ad allontanare i puristi e screma l’uditorio a un manipolo di seguaci.

Con Lord Only Knows si ha l’esatta percezione di quanto tempo è passato tra i Beach Boys e Beck, esattamente 40 anni. The New Pollution ci ricorda una pubblicità ma solo per il jingle sbarazzino di voci delle muse. Derelict è un ammasso di meteoriti cadute dal cielo, dal buco ne esce la cinerea voce del cantante di Los Angeles, tra pause e incastri angolari. E vai con l’elettricità, ampere su ampere, vibrazioni su frequenze, frequenze su decostruzione, distruzione. Il cubismo fatto musica, fin da copertina e retro di un album che cambiò per sempre l’analisi storica di Beck Hansen, al secolo solo Beck. Ma quel Hansen, che gli appartiene di sangue, non è secondario nel doverlo capire e capire la sua musica e la sua svolta.

Certo, molto ha contato l’affidarsi, in questo disco (e a differenza del più strumentale – comunque più grezzo – Mellow Gold) ai Dust Brothers, che lo faranno convertire all’elettronica sperimentale, in parte ci metteranno dentro l’industrial, reminescenze di grunge, folk, blues (tanto bluesettino arricchito dall’armonica, dai riff e dalle distorsioni chitarristiche), ed ecco che cade il muro di Beck. L’abolizionismo della musica concepita in linea, e fedele alla linea, da Mozart passando per lo swing, un tuffo nel post-domani, poi Beck, e poi i dj, il piatto, il rap, gli scratch, i cappucci mischiati alle cravatte bianche su bianco, l’immancabile Schecter. E poi si brucia, si rincorre, spogliando di nuovo il vecchio, l’anziano.

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Beck – Devil’s Haircut (Bizarre Fest, 1997)

4 Ago

Ragazzi, a forza di ascoltare musica “colta” avevo messo un po’ da parte le mie origini. Bene, e allora eccovi Beck, servito, cucinato a puntino, e non potrete dire che sono andato a finire sul banale. Qui c’è tutto Beck Hansen, chitarrista, compositore, armonicista, casinista, sperimentatore, insomma, dalle collaborazioni con Prince e Gallagher al Bizarre Fest di Colonia, da dove proviene questo video vecchio ormai di 13 anni.

Ho scelto questo perché, fin dall’intro con il mix, fino alla conclusione per nulla scontata, mi sembrava vantasse un quid rispetto agli altri, qualcuno un po’ smunto, altre performance troppo copiate poi da altri (vedi i Franz Ferdinand per esempio).

Beck che ho avuto modo di ammirare anche dal vivo a Roma, e la storia ricorderà il mio balletto isterico con Fabio sulle note di «Devil’s Haircut in my mind…», con Beck che poi si è apparecchiato una tavola imbandota chissà da cosa e ha condito così il suo concerto. Un pazzo, che nel tempo si è rammollito ma che non ha perso quello smalto da cantautore factotum, e anche se Loser resta la mia preferita non potevo non citare Beck se non partendo da Devil’s Haircut, brano tratto dall’album Odelay che ballavo con Max anche dietro le cucine del fast food dove lavoravo.  Qui suona una Schecter ed è un bel devastare di orecchie, pochi riff ma ammiccanti, slide e pogo da invidiare.

Sidistef

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