Tag Archives: pink floyd

Richard Wright – Drop In From Top (1978)

29 Mar

Qualcosa di post-pink Floyd, tanto per scaldare i motori e ricominciare alla grande questo terzo anno che sta per iniziare con The Book of Saturday. Ho scelto Richard Wright e la pulizia del suono di questo magnifico chitarrista quale è Snowy White. Ultimamente lo abbiamo ammirato nel rifacimento di  The Wall di Roger Waters. Molto coinvolgente.

EXTRA|Rock 1972: dal capolavoro dei Genesis al “flop” Pink Floyd. L’isola Kraut, religione e Texas blues

29 Gen

Prosegue il mio tentativo di metter disordine alla musica. O meglio, vorrei ordinare le idee e mi ritrovo a doverle rimescolare. E devo dire che andando avanti nel tempo mi disconosco sempre più dai pur onorabili presupposti che si pongono gli “enciclopedici” nel cercare gli “affini”. Qui, in queste mie riflessioni, c’è solo disaffinità, e dunque, proprio perché siamo contrari alle corresponsioni, diamoci dentro e strapazziamo cinque gruppi diversi tra loro.

Per quanto le loro storie possano sembrare sconnesse, vedrete che tuttavia tra Pink Floyd, Genesis, Popol Vuh, Can e Clarence “Gatemouth” Brown, ci sono molti più paralleli di quanto potrebbe sembrare. Ma occorre andare nel micro per osservarli. E allora partiamo da un piccolo preambolo: progressive, blues, rock psichedelico, elettronica, tutto è mescolato. Torniamo indietro all’anno 1972: cinque anime diverse, cinque spaccati di quanto può offrire la musica di quel periodo. Parto dai Genesis, perché forse quello, più di tutti, è il loro anno. Attenzione, non fraintendetemi, è vero, fu anche l’anno di Octopus dei Gentle Giant, e di Thick as a Brick dei Jethro Tull, per carità. Come non ricordarli.

Però non credo di dire un’eresia sostenendo che con Foxtrot, i Genesis misero tutti in fila. Non ce n’è, e l’intro di organo di Tony Banks in Watcher of the Skies introduce subito l’ascoltatore dell’epoca a prender coscienza della piena maturazione di Gabriel e compagni (compiuta definitivamente con il successivo Selling England by the Pound).

Continua a leggere

The Orb featuring David Gilmour – Metallic Spheres (2010)

19 Apr

Nel 2010 gli ORB, duo inglese che schiera in formazione Alex Paterson e Youthe e che ormai da 15 anni è protagonista sulla scena Ambient/Chill Out, prendono in prestito una delle chitarre più famose della storia della musica; è così che David Gilmour si ritrova a far “cantare” il suo strumento in un turbine di suoni elettronici e drum machine tornando alla sperimentazione come nella migliore tradizione Pink Floyd stile A Saucerful of Secrets.

Viene così dato alla luce Metallic Spheres, album diviso in due tracce che ricordano due lunghe suite. L’album, in realtà, non è che una stella nell’immenso firmamento dell’ elettronica, che incuriosisce di più per la presenza del chitarrista che per le idee proposte, non delude ma nemmeno entusiasma; ideale però per chi ha voglia di “chill out”.

Pink Floyd – Crying Song (1969)

4 Dic

Per chi reclama a gran voce una menzione per un disco che sicuramente non gode di grande promozione all’interno della vasta discografia Pink Floyd. Ma Soundtrack from the Film More (o più semplicemente More), è stato, se non vado errato, il primo esperimento dei Pink Floyd completamente privi dell’apporto di Syd Barrett, in quanto anche il precedente lavoro, A Saucerful of Secrets, seppur in maniera marginale, vantava la presenza di “Crazy Diamond” in alcuni brani.

Inoltre, Crying Song (ma non solo) ricorda molto passaggi che saranno poi ripresi successivamente in album come Dark Side Of The Moon (non torna in mente anche a voi Us And Them?). Ma comunque, ben si coniuga alla situazione e alla trama di questo film ansiolitico di Barbet Schroeder, uscito nel ’69, in cui si racconta di una storia d’amore a Ibiza.

Un’Ibiza però molto lontana dall’isola commerciale e “discotecara” di oggi, allora meta invece di giovani, per lo più hippie, che vi giungevano con il solo scopo di drogarsi e sballarsi con l’uso di droghe psichedeliche, molto più attenti tuttavia al lato naturale del luogo, quando non contava soltanto tornare a casa abbronzati e con un ricco carnet di rapporti sessuali per vantare con gli amici di essersi divertiti. Tra l’altro nel libro Pink Floyd, 1965-2005 40 anni di suoni e visioni, scritto da Alessandro Bratus, si evince benissimo qual è l’atmosfera del film, una sensazione di occlusione contrapposta alla pace dei sensi, l’isola amica che, come un film di Tarantino, tutto ti offre, ma che alla fine ti cattura e non lascia facilmente la sua morsa.

Pink Floyd – Paranoid Eyes (1983)

19 Ott

Questo brano è per Zoso, che possa ascoltarlo ancora, come faceva ogni volta che mettevo un qualsiasi disco, e ha ascoltato di tutto, senza mai lamentarsi. Buon viaggio amico mio…

Sidistef

Richard Wright – Wet Rain (1978)

14 Lug

Gli ottimi arrangiamenti del (ex) tastierista dei Pink floyd sono accompagnati dalla sempre    prensente ma mai invadente chitarra di Snowy White e dal sassofono di Mell Collins. L’album è morbido e rilassante, non mancano le parti “sognanti”, ideale per chi vuole iniziare la mattina in “prima”,  carburare lentamente entrando in un clima di tranquillità.

E’ senza dubbio, ma opinabile, la prova tangibile del fatto che Wright sia l’ elemento di “gusto” dello storico quartetto (ascoltate gli arragiamenti e le piccole sovraincisioni e me ne darete atto)

IL DOPO BARRETT

26 Mag

Un giovane Barrett con in braccio la sua fedele Telecaster a specchi

Lo storico chitarrista, nonchè fondatore dei Pink Floyd, Syd Barrett, all’apice del suo successo e della sua creatività, lasciò il posto a tutto questo per far spazio alla follia. I Pink Floyd a quel punto si trovarono senza un leader carismatico quale era Barrett: occorreva correre ai ripari e trovare un degno sostituto. Si fecero dei nomi tra i quali quello di Jeff Beck.

Un "attuale" Jeff Beck

I membri del gruppo, che non erano semplici colleghi di lavoro, credettero quindi che la scelta migliore fosse David Gilmour, antico amico di Barrett, tutto questo per non turbare ancor più la flabile mente del povero chitarrista. Tutti noi sappiamo quale è stato poi il destino di David con i Pink e ci domandiamo “cosa” sarebbero stati i Pink Floyd con Barrett… e con Jeff Beck invece?

Diego

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: