Tag Archives: post-rock

Anekdoten – Gravity (2003)

21 Apr

Artista/Gruppo: Anekdoten
Titolo: Gravity
Anno: 2003
Etichetta: Virta

Spesso un gruppo lo si inserisce in un genere anche se di quel genere conserva pochissimo, oppure lo si lascia nello stesso perché aveva iniziato da lì un percorso anche se poi maturando ha guardato ad altro. Credo che, nell’immenso panorama neo-prog, il gruppo svedese degli Anekdoten sia uno dei tantissimi esempi di quanto detto.

Da album come Vemod (lavoro d’esordio a detta di tutti molto vicino ad album come Red o Larks’ Tongues in Aspic, dei King Crimson) a Gravity, dieci anni di carriera e altri due dischi pubblicati, hanno portato gli Anekdoten a un’evoluzione tale che parlare oggi di prog credo sia, non solo errato, ma anche riduttivo.

Il disco si apre con Monolith, colpisce fin da subito la sonorità delle chitarre che ricordano molto da vicino lo stile dei Tool, e saranno le stesse che chiuderanno questo brano di oltre sei minuti. Attacca quasi subito la voce, sicché il giro di chitarra è solo un diversivo, una iniziazione a quella che si affaccia come la peculiarità principale degli Anekdoten, la timbrica di Barker nonché l’ormai assoluta padronanza acquisita una volta sdoganati dai canoni più propriamente crimsoniani. E in effetti qui di King Crimson c’è ben poco, ma ciò non conduce a un dileguarsi della qualità, anzi…

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A Silver Mount Zion – He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms (2000)

16 Giu

Artista/Gruppo: A Silver Mount Zion
Titolo: He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms
Anno: 2000
Etichetta: Constellation

Vi è mai capitato di vedere un gruppo sempre alla stessa maniera, di ascoltare un brano e percepire le stesse, identiche emozioni, mai un’illusione, senza mai perdere il filo dell’equilibrio. Poi, un giorno, così, mutatis mutandis, vi accorgete che qualcosa è cambiato, che se prima quell’album vi ricordava il violetto, oggi è più nero, triste, malinconico, depresso che mai.

Ecco, è ciò che è accaduto a me quando ho approfondito il progetto A Silver Mount Zion (o Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra). E sempre perché la curiosità stuzzica l’intelletto, mi sono divertito da matti a cercare di svelare ciò che si cela dietro il loro primo disco He Has Left Us Alone but Shafts of Light Sometimes Grace the Corner of Our Rooms.

Innanzitutto va detto che il disco nacque dall’idea di Efrim Menuck, già membro della band canadese Godspeed You! Black Emperor, il quale, parallelamente a questo progetto diede vita, assieme a Thierry Amar e Sophie Trudeau, a questo nuovo esperimento a tre. Il tutto nacque durante una tourneé degli stessi Godspeed, quando Efrim, venuto a conoscenza della morte della sua cagna Wanda decise di scrivere qualcosa in suo onore. Nacque He Has Left Us Alone…e, nel 1999, tornato nel Quebec, il terzetto si chiuse per una serie di registrazioni all’Hotel2tango, lo studio di registrazione che inizialmente aveva valorizzato un altro membro storico dei Godspeed, Mauro Pezzente.

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Ultime spiagge

16 Apr
Cut my life into pieces
This is my last resort
Suffocation
No breathing
Don’t give a fuck if I cut my arm bleeding

Questo è l’intro di Last Resort, la seconda traccia dell’album Infest, primo lavoro per i Papa Roach datato 2000.

Il brano, che per certi assoli ricorda vagamente Hallowed Be Thy Name degli Iron Maiden, tratta il viscerale argomento del suicidio, quì visto dalla band di Jacoby Dakota Shaddix come l’ultimo rifugio, l’ultima spiaggia.

La canzone è spesso usata come final track per i concerti del gruppo statunitense.

EXTRA|Il post-rock e le sue (non) origini

15 Apr

Generi e subgeneri: l’onomastica musicale si confronta con la realtà dei suoni

Volevo sondare il terreno e scoprire il significato profondo del termine post-rock, del suo perché e del perché un genere così di rottura venga spesso assimilato a qualsiasi cosa non suoni come un cliché.

Avevo preso ad oggetto l’album omonimo dei Tortoise, loro primo (capo)lavoro, uscito nel 1994. Eppure non mi ero accorto che, secondo molte recensioni, stavo proprio ascoltando la gemma che ha dato l’alba a questo genere musicale. Etichetta che poi gli stessi, nei primi anni del nuovo millennio si affrettarono a rifiutare.

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Ma la nascita di un genere è spesso contesa da più artisti, precursori, presunti innovatori inconsapevoli. E così accade che per esempio un certo Chris Jackson (assiduo recensore su SptutnikMusic.com), nel 2006 rimase senza parole quando ascoltò per la prima volta It’s My Life dei Talk Talk, anch’essi considerati da tanti come i capostipiti del post-rock, cui l’album in questione probabilmente gli venne consigliato da un qualche sapientone che lo venerava come il nuovo Sgt. Peppers. Jackson però non aveva fatto i conti con «tastiere e sonorità completamente anni ’80», niente di nuovo, anzi, «molto disappunto», disse. Poi, andando avanti con le tracce si rese conto che al massimo poteva considerarsi un «buon album di new wave». Che confusione!

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Il benzinaio di San Diego

1 Apr

ImmagineLa storica voce dei Pearl Jam, Eddie Vedder, faceva il benzinaio in una stazione di servizio di San Diego quando venne contattato per un provino dai leader della band nascente dei Pearl Jam, Jeff Ament e Stone Gossard.

Provino che tenne a distanza, visto che il resto della band si trovava a Seattle. A Eddie venne spedito un cd con sopra incise alcune basi strumentali sulle quali Vedder scrisse dei testi ad hoc, ci cantò sopra sovraincidendo le tracce e rispedì tutto al mittente. Qualche giorno dopo venne scelto per completare il gruppo e si trasferì a Seattle.

Tra quelle tracce c’era anche la bellissima Alive, presa di mira da Kurt Cobain perché troppo piena di assoli, e che narra del suo rapporto con il patrigno Peter Mueller. Un rapporto giunto al capolinea una volta che Eddie scoprì l’identità del suo vero padre, ormai già morto per sclerosi multipla. Questo fu anche il motivo per cui, una volta trasferitosi a Chicago dalla mamma, decise di cambiare il suo vero cognome, Severson III, in quello della madre Karen Lee Vedder.

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