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I Pooh piangono la morte di Negrini: «Non ci sono più parole…».

6 Gen

pooh

Per la maggior parte degli italiani i Pooh sono quelli di Uomini Soli, per altri un po’ più di nicchia hanno rivestito anche un importante ruolo nella traduzione del prog rock italiano. Addirittura Progarchives dedica una scheda intera al gruppo definendo i Pooh «like the Rolling Stones of Italian popular music». Gran parte del merito va a Valerio Negrini, il paroliere storico dei Pooh (una sorta di Peter Sinfield per i King Crimson), nonché fondatore della band nel lontano 1966 con la pubblicazione del primo disco Per Quelli Come Noi. La sera del 3 gennaio scorso Negrini è stato stroncato da un infarto all’età di 67 anni: «E stanotte c’è una gran nebbia a coprire i nostri cuori… Nei tanti messaggi di cordoglio che stiamo ricevendo in queste ore ricorre spesso la frase “non ci sono parole”… è vero: “non ci sono PIÙ parole“!», il commento degli altri componenti Rodi, Dodi e Red affidato al sito ufficiale del gruppo. Domani al Teatro della Luna di Assago verrà allestita una camera ardente per l’ultimo saluto a Negrini.

EXTRA|Considerazioni sul neo-prog. Gli scozzesi Citizen Cain sulla scia di Peter Gabriel

9 Feb

Al primo ascolto la prima cosa che si coglie è la straordinaria tendenza del cantante Cyrus ad imitare Peter Gabriel. Dai Genesis, al primo vagire dei flauti si finisce in ovattate atmosfere più consone a gruppi come Jethro Tull, o Gentle Giant. Se andate su You Tube c’è una vasta raccolta di video che includono gli scozzesi Citizen Cain tra le “most underrated prog bands”, vale a dire: tra i più sottovalutati. Ahimé, accade troppo spesso. Vale la pena ascoltarli (meno vederli, sinoma, sembrano una band metal…), e farsi un’idea di come il prog si sia sviluppato negli anni.

Con una piccola considerazione: chi il prog lo faceva nei Settanta, poi lo ha in parte abbandonato proseguendo un suo studio personale e sperimentale. I giovani che il prog lo hanno prima ascoltato e poi studiato, hanno provato a solcare quel filone e credo che alla fine in molti siano rimasti scottati dal fatto che si era già detto tutto. Sinceramente non sono molti i gruppi di questo genere che dagli anni Novanta ad oggi mi hanno pienamente convinto (per uno studio sull’argomento vi corre in aiuto la “Masterpieces of Progressive Rock“).

Ce ne sono tantissimi che meritano, ma anche tanta robaccia in giro per il mondo. Di seguito vi riporto la traduzione in italiano della biografia dei Citizen Cain (gioco di parole sul film del ’41, Citizen Kane di Orson Wells), tratta da Progarchives. Leggendola mi sono venute in mente due cose: il travaglio di un gruppo che vive il fallimento della sua etichetta e nonostante questo alla fine porta a casa cinque dignitosi dischi (Serpents In CamouflageSomewhere But YesterdayGhost DanceRaising The Stones, Playing Dead). E che tuttavia, sul confronto con il passato, un po’ di ragione ce l’ho.

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Pangea, Pangée, dove la musica non ha confini

15 Dic

A scuola fu una delle teorie scientifiche che più mi colpì: la Pangea. Mi sembrava impossibile che quei continenti oggi così distanti tra loro, milioni di anni fa fossero uniti in un unico blocco. “Pangea” ha illuminato le nostre menti e unito idealmente l’umanità in un solo grande passato comune. Oggi esistono associazioni che portano quel nome e che tengono assieme culture apparentemente lontane, che probabilmente un giorno, ancor più remoto, torneranno a riavvicinarsi. Sembra assodato che tra circa 5 miliardi di anni il sole si spegnerà e con lui la vita, ma la terra sembra destinata a mutare molto prima della fine dei nostri giorni. Sull’ordine dei milioni di anni (50, 100, 250 al massimo), i continenti dovrebbero tornare a come erano prima, un unico grosso “pallettone” di terra, con l’Africa che abbraccerà l’America, l’Europa, l’Asia, e così via. Pangea Ultima, la chiamano.

Parlando di musica, dalla teoria della Pangea prende il nome anche questo gruppo canadese, i Pangée, che pubblicarono un album nel 1995 e poi fecero perdere le loro tracce. Si tratta di un gruppo progressive, il cui disco Hymnemonde, stando alla recensione che leggo su Progarchives, trae ispirazione dai King Crimson (non mancano mai…), ma anche (e qui si fa interessante), dagli Anekdoten. Oh, li ricordate gli svedesi? Sia chiaro, non lo dico io stavolta, ma Mellotron Storm, che addirittura dà 4 stelle ai Pangée, definendoli una gemma degli anni Novanta, dopo aver trovato questa vaga somiglianza: «PANGEE were a band out of Quebec who released this one album in 1995. The attraction for me was all the KING CRIMSON and ANEKDOTEN comparisons, but while the angular guitar does bring those bands to mind i’m surprised at how original these guys sound».

Ecco, i Pangée non li ho ancora approfonditi benissimo, giacciono lì nella mia vasta collezione di dischi liquidi (credo siano usciti fuori anche loro dalla poderosa “Masterpiece of Progressive”). Conosco senz’altro meglio gli Anekdoten, che li ho anche recensiti, beccandomi insulti e poi scuse. Avevo ragione a quanto pare, perché di King Crimson ce n’è, poco ma ce n’è. Magari ascoltiamoci meglio anche i Pangée, e soprattutto, venendo prima degli Anekdoten, fosse appurata la teoria dell’ispirazione, colpisce che nella musica, come nella Pangea, confini non esistono, e quattro ragazzi svedesi possono trarre impeto da tre colleghi canadesi distanti migliaia di chilometri.

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