Tag Archives: progressive rock

Approfondimenti sui Renaissance

25 Ott

Oggi volevo segnalarvi alcune recensioni che, se messe assieme, ci aiutano meglio a comprendere la genesi di un gruppo spesso dimenticato ma che svolse un ruolo di primo piano nella storia del rock degli anni ’70. Sto parlando dei Renaissance, e in particolare dell’album omonimo di esrdio che data 1969. Un disco che ho acquistato in formato vinile in un mercatino arrangiato da un’iniziativa della romana Radio Rock a Testaccio.  Scavando nelle varie opinioni di cui di seguito vi segnalo un campione da poter approfondire, emerge un fatto al quale anche ascoltando il disco non avevo fatto caso. Molte recensioni evidenziano il ruolo di primo piano dei Renaissance tra i gruppi fondatori del progressive rock. Ascoltatelo se potete e fatemi sapere se siete d’accordo.

Renaissance

Continua a leggere

Prog dalla Romania: ecco i Monarchy

7 Ago

In Germania il prog metal continua a godere di massima attenzione. Diverse recensioni teutoniche ultimamente concentrano la loro attenzione su un gruppo proveniente dalla Romania. Sono i Monarchy, che recentemente sono usciti con il loro Feeding the Beast, album molto ispirato a band quali i Dream Theater e testi in inglese che cavalcano l’onda Queensryche. In un loro ultimo concerto a Bucarest, sembra che fosse presente anche Slash: «Bravi ragazzi, avrete un futuro promettente», l’investitura dell’ex chitarrista dei Guns’n Roses.

La critica positiva si associa all’impronta che viene affibbiata ai gruppi dell’est europeo. In più delle volte si tratta di band di altissima qualità compositiva, dalle liriche (molte in inglese ma sempre più spesso in madrelingua) anche piuttosto ricercate, nonostante la immensa fatica a sdoganarsi dagli stereotipi della musica occidentale ormai superata dall’avanguardia progressiva più esasperata. Conviene approfondire, il bollettino delle ultime “nascite” parla sempre più di un proliferare di gruppi prog e metal provenienti da paesi ormai completamente assorbiti dall’Europa occidentale e dai suoi canoni melodici: Ungheria, Romania, Polonia, Turchia, è questo il nuovo fronte del rock del vecchio continente?

Robert Fripp, l’anarchico del suono

12 Mag

Un dei più grandi misteri della storia del rock è la genesi e l’evoluzione dei King Crimson. Uno dei pochi gruppi a vantare addirittura un paroliere (Peter Sinfield), una di quelle meteore che resiste all’usura del tempo e alle varie fuoriuscite lungo gli oltre 40 anni di esistenza. Mistero non perché ci sia qualche punto oscuro (anzi si è detto già tutto, forse troppo). Mistero, per il carattere “esoterico” con cui questo gruppo senza età ha sopravvissuto all’usura del tempo e agli avvicendamenti continui.

Più che di gruppo, meglio però parlare di progetto aperto. Cantiere. Di questo cantiere/progetto, il punto fermo, l’ingegnere responsabile dei lavori è sempre stato uno solo: Robert Fripp. Una delle figure che campeggiano prepotenti nella nostra testata. E dunque, trovo d’obbligo un passaggio su questo meraviglioso e sfaccettato artista.

Lo faccio per larghi tratti, anche perché di materiale ce ne sarebbe per scriverci un libro ma oggi non ho voglia di essere prolisso come in altre circostanze. Parliamo di Fripp e della sua nascita come artista, e prendo spunto da alcune pillole di sue frasi che ho tratto dal sito Planando. L’autrice in questione, si sofferma sul suo approccio iniziale con la musica, definito estremamente personale.

Continua a leggere

Pangea, Pangée, dove la musica non ha confini

15 Dic

A scuola fu una delle teorie scientifiche che più mi colpì: la Pangea. Mi sembrava impossibile che quei continenti oggi così distanti tra loro, milioni di anni fa fossero uniti in un unico blocco. “Pangea” ha illuminato le nostre menti e unito idealmente l’umanità in un solo grande passato comune. Oggi esistono associazioni che portano quel nome e che tengono assieme culture apparentemente lontane, che probabilmente un giorno, ancor più remoto, torneranno a riavvicinarsi. Sembra assodato che tra circa 5 miliardi di anni il sole si spegnerà e con lui la vita, ma la terra sembra destinata a mutare molto prima della fine dei nostri giorni. Sull’ordine dei milioni di anni (50, 100, 250 al massimo), i continenti dovrebbero tornare a come erano prima, un unico grosso “pallettone” di terra, con l’Africa che abbraccerà l’America, l’Europa, l’Asia, e così via. Pangea Ultima, la chiamano.

Parlando di musica, dalla teoria della Pangea prende il nome anche questo gruppo canadese, i Pangée, che pubblicarono un album nel 1995 e poi fecero perdere le loro tracce. Si tratta di un gruppo progressive, il cui disco Hymnemonde, stando alla recensione che leggo su Progarchives, trae ispirazione dai King Crimson (non mancano mai…), ma anche (e qui si fa interessante), dagli Anekdoten. Oh, li ricordate gli svedesi? Sia chiaro, non lo dico io stavolta, ma Mellotron Storm, che addirittura dà 4 stelle ai Pangée, definendoli una gemma degli anni Novanta, dopo aver trovato questa vaga somiglianza: «PANGEE were a band out of Quebec who released this one album in 1995. The attraction for me was all the KING CRIMSON and ANEKDOTEN comparisons, but while the angular guitar does bring those bands to mind i’m surprised at how original these guys sound».

Ecco, i Pangée non li ho ancora approfonditi benissimo, giacciono lì nella mia vasta collezione di dischi liquidi (credo siano usciti fuori anche loro dalla poderosa “Masterpiece of Progressive”). Conosco senz’altro meglio gli Anekdoten, che li ho anche recensiti, beccandomi insulti e poi scuse. Avevo ragione a quanto pare, perché di King Crimson ce n’è, poco ma ce n’è. Magari ascoltiamoci meglio anche i Pangée, e soprattutto, venendo prima degli Anekdoten, fosse appurata la teoria dell’ispirazione, colpisce che nella musica, come nella Pangea, confini non esistono, e quattro ragazzi svedesi possono trarre impeto da tre colleghi canadesi distanti migliaia di chilometri.

Cathedral – The Search (1978)

9 Ott

Oggi colgo l’occasione per dediche e ringraziamenti. Utilizzo il sound psichedelico di questa band, i Cathedral, che affonda le sue radici nei locali di Long Island e in un gruppo precedente chiamato Odissey. Su tutti spicca il leader della band, il mellotronista Tom Doncourt, e il bassista Fred Callan. A entrambi è dovuta la nascita dei Cathedral (attenzione a non confonderli con un altro gruppo omonimo che suona heavy metal).

Senza starci a dilungare troppo sulla loro storia, vi affido l’ascolto di The Search, ultima delle cinque tracce che compongono il loro album d’esordio, Stained Glass Stories, molto ispirato a band prog del calibro di Genesis, King Crimson e Gentle Giant. E colgo lo spunto, finalmente, per le mie dediche, a cominciare dal piccolo Christian (ma ancora non ho capito, è con l’acca?), figlio di Foxtrot (nipote di Tor, zio di knut, e futuro marito promesso di sktar…), che tra poco compirà un mese di vita e che per l’occasione riceverà la tessera onoraria che lo legherà al Collettivo Autonomo Musicale: è bene allevarle da piccole ‘ste larvette.

Ma siccome il nostro è uno spazio di confronto e condivisione, allora colgo anche l’occasione per citare i nostri lettori abituali. Insomma, non siamo un sito a scopo di lucro, non ci becchiamo un euro, non facciamo pubblicità, ma almeno penso sia l’ora di prendere la sana abitudine di ringraziare chi ci da comunque fiducia in barba ai banner. Allora ringrazio tutti coloro che hanno sottoscritto The Book Of Saturday nella loro newsletter, in modo particolare Pietrangelo, che lo ha fatto per primo un anno e 4 mesi fa. Poi ancora lama81, Mauro, Angelaebasta, e Mario. Grazie, continuate a leggerci e magari ogni tanto tirate fuori il nasetto dalla consolle e scrivete pure qualche commento. L’unico modo per condividere è replicare!

Eloy – The Bells of Notre Dame (1975)

17 Mag

Brano tratto da Power and the Passion, quarto album della band progressive space rock tedesca degli Eloy. The Bells of Notre Dame, melodie e atmosfera che ci proiettano in cima alle guglie della magnifica cattedrale parigina. Tematica di per se abusata da tantissimi gruppi gothic e metal, genere che poi abbraccerà lo stesso chitarrista di questo album, Fritz Randow. Qui le sensazioni si sfaldano su ritmate scansioni di pura ambientazione anglosassone, almeno per quanto riguarda alcune sonorità molto vicine al sound dei Pink Floyd.

King Crimson – Starless and Bible Black (1974)

22 Apr

Nel 1974 la nuova formazione Crimson, (Bill Bruford /drums – David Cross/violin, viola, keybords – Robert Fripp/guitars – John Wetton/bass, vocals) affronta la pubblicazione del suo sesto album: è il caso di Starless and Bible Black, composto da ben 5 tracce (Lament, Fracture, The Night Watch, Starless and Bible Black e Trio) interamente tratte da registrazioni di esibizioni live (naturalmente “ripulite”), le altre 3 (The Great DeceiverWill Let you Know e The Mincer) sono principalmente “creature” improvvisate in concerto con qualche rivisitazione in studio.

Le composizioni esprimono al meglio l’affiatamento tra gli strumentisti che non perdono colpi nota dopo nota facendo credere che sia tutto scritto a tavolino, non perdendo mai il tema principale e creando atmosfere che non possono non farci invidiare chi ha avuto la fortuna di aver visto quella formazione dal vivo: quello che ascoltiamo è qualcosa che va “oltre” la definizione classica di progressive. Per gli amanti del genere ma anche per chi ama osar muovere passi in terre sconosciute.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: