Tag Archives: progressive

Babylon – Babylon (1978)

8 Set

Front

Un solo album in commercio (riedito poi dalla Syn-Phonic) e due live bootleg che, almeno a giudicare dall’opinione di chi li ha acquistati e ascoltati, saranno ricordati solo per la loro pessima qualità. Tutta questa è la produzione dei Babylon, per alcuni una “cult band”, specchio di un progressive che si stava piegando alla new wave. Per altri i Babylon, semplicemente sono una cover band evoluta dei Genesis. «Ridiculously overrated Genesis-wannabee band», scrive Progbear su Progarchives. Con tutto il rispetto per un gruppo che comunque mi tengo in collezione, non posso dissentire…

STORIA. L’album in questione è l’omonimo, Babylon. Siamo nel 1978, Florida, Usa. La band nasce dall’incontro, nel 1976, di Rick Leonard, Rodney Best, Doroccas, J. David Boyko, e Gary Chambers. I Babylon partono da un presupposto: ripercorrere il solco di gruppi prog storici. Preponderante la presenza dei Genesis stile Musical Box/Cinema Show, ma con un poco di sforzo vi si trovano altri piccoli “omaggi” almeno a Gentle Giant e Yes. Appena uscito questo eponimo, i Babylon divennero molto famosi tra i fans, probabilmente perché dal vivo offrivano spettacoli degni dei loro ispiratori.

IMPORTANZA. Nessuna. Soltanto la testimonianza di come il marchio “prog” può essere sfruttato a proprio vantaggio, un vestito buono anche fuori stagione. Non che Babylon sia un cattivo disco, al contrario l’attenzione, anche in fase di registrazione risulta un lavoro ben fatto. Peccato che un disco così lo possono fare tutti, basta una buona dose di studio dei Genesis, un paio di variazioni, motivi sempre più ripetitivi. E ci risiamo, perché poi non è la prima volta che mi trovo a fare questa considerazione. Il progressive è pieno di band poco originali. L’unico merito dei “Babylenesis” è esserci arrivati prima, troppo prima per già decadere…

SENSAZIONI. Quattro tracce (The Mote In God’s Eye, Before The Fall, Dreamfish, Cathedral Of The Mary Ruin), di cui la seconda, Before The Fall, non soltanto è la più lunga ma anche quella qualitativamente superiore. Fin dal primo attacco di cantato, colpisce il modo con cui Doroccus si atteggia ad imitare Peter Gabriel, operazione che riesce solo in parte. Dicotomia simile si può affermare per Leonard/Rutherford, Best/Collins, Boyko/Hackett e Chambers/Banks.

LA SORPRESA. Prendo a prestito un’esclamazione che mi ha colpito tra i vari commenti che si trovano su Babylon da Progarchives: «What? A symphonic prog band from Florida? In 1978?». Avvertite prima, dico. No, perché uno non se lo aspetta mica. Ecco, forse proprio perché dalla Florida la gente era abituata a sentir nominare country rock stile Lyinyrd Skynyrd, diciamo che la novità ha spiazzato in positivo. Più per curiosità.

EXTRA|Rock 1972: dal capolavoro dei Genesis al “flop” Pink Floyd. L’isola Kraut, religione e Texas blues

29 Gen

Prosegue il mio tentativo di metter disordine alla musica. O meglio, vorrei ordinare le idee e mi ritrovo a doverle rimescolare. E devo dire che andando avanti nel tempo mi disconosco sempre più dai pur onorabili presupposti che si pongono gli “enciclopedici” nel cercare gli “affini”. Qui, in queste mie riflessioni, c’è solo disaffinità, e dunque, proprio perché siamo contrari alle corresponsioni, diamoci dentro e strapazziamo cinque gruppi diversi tra loro.

Per quanto le loro storie possano sembrare sconnesse, vedrete che tuttavia tra Pink Floyd, Genesis, Popol Vuh, Can e Clarence “Gatemouth” Brown, ci sono molti più paralleli di quanto potrebbe sembrare. Ma occorre andare nel micro per osservarli. E allora partiamo da un piccolo preambolo: progressive, blues, rock psichedelico, elettronica, tutto è mescolato. Torniamo indietro all’anno 1972: cinque anime diverse, cinque spaccati di quanto può offrire la musica di quel periodo. Parto dai Genesis, perché forse quello, più di tutti, è il loro anno. Attenzione, non fraintendetemi, è vero, fu anche l’anno di Octopus dei Gentle Giant, e di Thick as a Brick dei Jethro Tull, per carità. Come non ricordarli.

Però non credo di dire un’eresia sostenendo che con Foxtrot, i Genesis misero tutti in fila. Non ce n’è, e l’intro di organo di Tony Banks in Watcher of the Skies introduce subito l’ascoltatore dell’epoca a prender coscienza della piena maturazione di Gabriel e compagni (compiuta definitivamente con il successivo Selling England by the Pound).

Continua a leggere

California Guitar Trio – Yamanashi Blues (1993)

17 Dic

 

Cosa ci fanno un americano, un belga e un giapponese a scuola con Robert Fripp? Non è una barzelletta: fanno il California Guitar Trio. Paul Richards da Salt Lake City, Utah, Bert Lams di Bruxelles e Hideyo Moriya di Tokyo, si conobbero nel 1987 al Guitar Craft Course tenuto dal leader dei King Crimson nel 1991 e poco dopo diedero vita a questo terzetto che in Italia non è molto conosciuto ma che tutti credo avranno almeno canticchiato sotto la doccia il loro tema più famoso: Misirlou (fa parte della colonna sonora di Pulp Fiction).

Bene, Yamanashi Blues è il loro primo album accreditato, una sorta di campionario di quello che questi tre geni riescono a fare con la chitarra. Rigorosamente (elettro)acustici in questo caso. Qui la tecnica è solo corollario per una serie di ricami che con tre chitarre è più facile ottenere: uno tiene i bassi, gli altri due si divertono a rincorrersi tra accordi, arpeggi, scale e triadi. Se vi chiederete che genere suona il CGT, beh, difficile a dirsi, un mix tra musica classica (spesso sembra anche di ascoltare un clavicembalo), musica spagnola, blues (beh, lo dice anche il titolo dell’album…), caraibica, sudamericana, tango.

Insomma, c’è di tutto, basta che vi rilassiate ad ascoltare nel profondo il gioco tecnico dei tre, perché talvolta vi lascerà senza fiato la capacità con cui tre chitarre riescono a mettersi l’una dietro all’altra come le ombre cinesi, per poi sdoppiarsi all’improvviso e amplificare l’armonizzazione con un ventaglio di suoni (qualcosa di rubacchiato dal grande maestro si percepisce), note, accordi, scale, in velocità ma con grande pulizia (e prendo ad esempio Sleepwalk, con lo slide che scivola come burro fuso sulle corde). Già, altro pregio di Yamanashi Blues, consigliato a chi ama la qualità del suono e delle registrazioni.

Prog Aid, quando il prog si unì per aiutare il Sud Est asiatico

19 Dic

Nelle prime ore del 26 dicembre del 2004, a seguito di una scossa di terremoto di 9,3 gradi della scala Richter, il golfo di Sumatra, in Indonesia, venne sconvolto da un violentissimo maremoto che fece in poche ore 230 mila morti. Quel giorno il mondo prese confidenza con la parola “tsunami”, fino ad allora ignorata dai più. La reazione dell’intero pianeta fu una campagna comune di solidarietà per aiutare le popolazioni del Sud Est asiatico. Nacquero conti corrente, numeri verdi verso cui poter spedire sms, e sostegni da parte dei più svariati stati del mondo e maratone televisive.

Anche gli artisti non rimasero a guardare, e una delle tante iniziative benefiche promosse dal mondo della cultura generò il ProgAid. Di cosa si trattò? Un singolo, All around the World suonato dai componenti dei più importanti gruppi che il progressive rock di allora poteva proporre, da Anthony Phillips a Neal Morse, da Pete Trewavas dei Marillion ai Flower Kings, da Nick Barrett dei Pendragon agli IQ, Arena, Jadis, Galahad, Pallas, Glass Hammer, Mostly Autumn, e tanti altri. Frutto di una serie di sessions svolte tra il 29 e il 30 gennaio del 2005, giusto il tempo per organizzarsi, prezzo del disco 5 sterline, per cinque versioni diverse dello stesso brano (tra cui un remix della lunghezza di 12 minuti).

 

 

Lucio Battisti – Anima Latina (1974)

30 Set

Lucio Battisti (cantante, autore, chitarra, piano), nel 1974, da una svolta   alla   produzione musicale alla quale ci aveva abituati e si cimenta con un disco dalle influenze latine (che in alcuni brani ricordano sfumature del primo Santana, in altri il Brasile) e velatamente progressive (soprattutto nell’ abbandono della formula strofa-ritornello). Ad accompagnarlo in questa “avventura” il solito Mogol (testi), ed una più che valida schiera di musicisti: Claudio Maioli (tastiere, piano), Gneo Pompeo (tastiere, piano), Massimo Luca (chitarre), Bob Caballero (Bob J. Wayne) (basso), Gianni Dall’ Aglio (batteria), Franco Lo Previte (Dodo Nileb) (batteria, percussioni), Tony Esposito (percussioni), Karl Potter (percussioni), Claudio Maioli (percussioni), Pippo Colucci (tromba), Gigi Mucciolo (tromba), Gianni Bogliano (trombone), Claudio Pascoli (flauto, ance) Mario Lavezzi (voci), Alberto Radius (voci), Mara Cubeddu (voce in Due mondi).

Per chi pensa che Battisti sia più della “Canzone del Sole”.

.. nati per gioco..

21 Mag

 La band dei Porcupine Tree (band di progressive rock inglese) nasce come gioco tra Steven Wilson (il fondatore) e Malcolm Stocks i quali inventarono la storia di un gruppo proveniente dalla realtà degli anni ’70 (in una futura incisione il libretto descrive anche le gesta di Sir Tarquin Underspoon e Timothy Tadpole-Jones, due membri naturalmente non esistenti). Per dare credito alle voci che cominciarono a circolare a proposito della band vennero anche effettuate delle registrazioni dove lo stesso Wilson è il compositore dei brani nonchè l’esecutore. Dopo i discreti successi sia di critica che di pubblico, Wilson chiamò a se una vera band e i Porcupine Tree divennero una realtà!   

Steven Wilson in una recente performance live

 

Attualmente la discografia dei Porcupine Tree annovera 15 album e 11 EP, non male per una band immaginaria.   

 Dismessi i panni scherzosi della band psichedelica anni ’70 il gruppo è ora formato da 4 elementi, tali Steven Wilson – voce, chitarra, basso; Richard Barbieri – tastiere, pianoforte; Colin Edwin – basso; Gavin Harrison – batteria, percussioni; John Wesley – chitarra, voce   

 

La band nella formazione attuale

 

                          Diego

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: