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Queen – Jazz (1978)

23 Ago

JazzAmmetto di non essere mai stato un grande esegeta dei Queen, li ho sempre amati e schivati allo stesso tempo. Mi mettevano paura per la loro vastità e varietà dei generi trattati.

Un universo confuso, senza troppi punti di riferimento. Al di la dei primi due dischi, che possiedono una loro coerenza intrinseca al periodo, a preoccupare le mie convinzioni era sempre stata l’iperbolica matassa della loro vita centrale. Se dunque qualcuno provasse le mie stesse sensazioni, beh, posso consigliare Jazz.

Mettiamola così, una buona medicina per farsi passare il mal di testa da Queen e rimettere un po’ in ordine le idee sulle capacità di questa storica band. Riprendo così la mia impossibile scalata e dopo Queen I e Innuendo, torniamo al 1978.

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Queen – Queen (1973)

18 Lug

ql-queenI

Facciamo così, riprendo da dove avevo lasciato. Dopo tanto, tanto e tanto lavoro (e poco poco guadagno…), l’unica vera ricompensa resta la musica. Dove ci eravamo lasciati? Già, Innuendo. C’è ancora il bracciolo del divano mezzo incrinato dalle botte di adrenalina. Forse è un caso, ma avevo perso la fantasia di scrivere di musica – o meglio, il tempo e la voglia  – dopo Innuendo, mi torna la vena con Queen. Ai più conosciuto come Queen I, ma se c’è un I è perché poi segue un II…

Al di là delle divagazioni linguistiche: questo non è un disco, è una premessa/promessa. Quello che saranno i Queen, è come se fosse il volantino con tutte le primizie che troverete in negozio. Ce n’è per tutti i gusti, dal punk al prog, heavy metal, psichedelia, glam, rock’n’roll. Non vi tedio con altro, vi lascio – e augurandomi che ora prendiate il vostro bel disco e lo ascoltiate tutto d’un fiato (dai sono 38′ circa, niente di così impegnativo!!!) – motivando il perché Queen è uno dei dischi più importanti della storia della band (e anche del rock).

1) da questo album (una collezione di tante registrazioni sparse dei primi tre anni di Queen prima della loro firma per la Emi: ci sono pezzi di Brian May, altri di Mercury ancora quando si chiamava Freddie Bulsara) si capisce che i Queen non sono solo Bohemian Rapsody.

2) se esistono una, dieci, cento Bohemian Rapsody, è anche perché c’è stato un Queen I.

…allora? Ancora non avete spinto play? e daiiii

Queen – Innuendo (1991)

9 Gen

innuendoTristezza, abbandono, dolore, voglia di vivere, di proseguire, di lasciare il segno. Comunque. Tutto questo è Innuendo, al contrario di quanto ai posteri verrà lasciato simbolicamente. L’ultimo disco registrato in studio da Freddie Mercury e pubblicato circa 10 mesi prima della sua morte per Aids. Col senno di poi lascia interdetti la semplicità con cui uno degli artisti più incisivi della musica del Novecento, lasciava alle note i suoi innumerevoli testamenti. Cantava I’m Going Slightly Mad e soprattutto The Show Must Go On che varrà come suo ultimo volere, in barba alla malinconia con cui i suoi compagni di avventura in 20 anni di carriera lo hanno accompagnato sull’ultimo altare.

E non importa se quel testo alla fine emerse averlo scritto Brian May. Il risultato, il senso, e il voler veicolare un messaggio comunque positivo rimangono. Specie perché la lenta debilitazione che la malattia procurò a Mercury colpì l’intera band, nessuno escluso. Non è un caso che proprio The Show Must Go On sia l’ultima traccia dell’album, Mercury volevano fosse ricordato così, con il sorriso del giocoliere dell’illustrazione di copertina ispirata a J.J. Grandville.

Una storia, l’ultima in presa diretta (alla quale va escluso Made in Heaven perché postumo alla morte del cantante) che i Queen offrono di loro stessi, senza più veli perché ormai tra riviste scandalistiche e allussioni dei quotidiani, il gossip era ormai passato dalla leggenda alla dura realtà. I Queen finiscono qui, e non poteva esserci fine più vera per un gruppo tanto vero. Questi sono i Queen che ringraziano tutti, compreso l’amico ex Yes, Stewe Howe, artefice del meraviglioso solo di chitarra spagnola nella “bohemian” title track. Innuendo va assaggiato a fondo, letto e riletto, solo così riesce a svelare la sua insita essenza di disco finito nella sua pur effettiva incompletezza finale. Per i Queen fu una corsa contro il tempo e contro la morte. Il risultato era già scritto.

Sfruttiamo di più il web2.0

19 Gen

Cosa pensano gli altri utenti dei Soulwax? C’è qualcuno che ha recensito Heart of the Saturday Night di Tom Waits? E ancora, è apprezzato veramente Godbluff dei Van Der Graaf Generator? E i Gotic si conoscono abbastanza? Cosa ne pensa l’utente ungherese dei Tükrös Zenekar, li avrà veramente apprezzati come è accaduto per il sottoscritto?

È da queste, e altre mille domande, che nasce in me l’idea di dare voce al web, quello aperto al gusto e alle novità musicali, quello di lettori/utenti che come noi hanno, nella scoperta, carpito il fine ultimo della creatura più infinita che mai abbia conosciuto, la musica.

Ciò che propongo è una cosa nuova, la quale studiando un po’ le dinamiche del web ho da subito compreso l’importanza. Sto parlando dell’esigenza di aprirci agli altri siti, perché una rete (si chiama web, no?) è tale solo se tutti i fili si vanno ad intrecciare. E se restiamo chiusi in noi il nodo non sarà mai così stretto. Direi allora che è giunto il momento di aprire la finestra e guardare fuori che tempo fa, che dice la gente, cosa ne pensa di un album, linkare anche gli articoli degli altri, ragionarci su, provare ad allestire un dialogo indiretto tra autori (e ascoltatori di musica). Un modo interessante anche per consigliare non solo musica da ascoltare ma anche articoli e siti magari a noi sconosciuti. Una pratica che non può, e non deve, mettere in secondo piano il nostro intento ultimo, e mi pare che in questo (quasi)anno di vita, Book Of Saturday abbia dato prova di grande duttilità e varietà di temi. Non si tratta quindi di un modo per svicolare dalla nascita di nuove idee, ma soltanto fornire nuovi strumenti di conoscenza (se è vero che questa, e soltanto, è la nostra missione ultima…). Di che si tratta?

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Bannati!

4 Apr

Nel 1982 i Queen escono con l’album Hot Space, il quale contiene, tra le altre, una traccia che farà subitio discutere, Body Language.

Il brano è molto spinto, oltre ad essere differente rispetto al rock di stampo Queen, con neanche troppo velati tentativi di sperimentazione disco-dance.

Il video di questa canzone, che in America trovò subito il successo, è talmente erotico e piccante, con Mercury e il resto del gruppo che si esibiscono in bagni turchi e docce in cui i fondo schiena sono il soggetto prinicpale, che Mtv decise di non promuoverlo sulle sue chart.

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