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Scott Joplin – Selection of Scott Joplin King of Ragtime (1997)

4 Ott

Artista/Gruppo: Scott Joplin
Titolo: Selection of Scott Joplin King of Ragtime
Anno: 1997
Etichetta: De Luxe

Vi ho parlato spesso di Scott Joplin, artista rivisitato in molteplici chiavi di lettura, dal dixieland alla musica classica, addirittura al Vaudeville. Non vi avevo mai parlato di un suo disco. Beh, forse perché non ci sono dischi di Joplin, ma soltanto raccolte. Postume. Il perché lo spiegano da soli gli anni in cui questo pianista suonò. I suoi esordi si palesarono oltre un secolo fa, esattamente nel 1896, anche se il suo primo vero pezzo fu pubblicato solo 1898: Original Rags.

E allora? Selection of Scott Joplin King of Ragtime è il titolo di una raccolta con tutte, o quasi, le sue incisioni. Attenzione: non rielaborazioni, cover o come accade nella classica esecuzioni da spartito. Va detto che il ragtime è musica da spartito. Datelo a un pianista contemporaneo ed è come (o quasi) se l’ascoltavate cento anni fa. È genere liminale: come la classica si pone in era pre-discografica, come la musica contemporanea può essere riascoltato attraverso registrazioni. Questo grazie ai piano rolls, che oggi permettono di ascoltare quella musica originale, suonata da un pianoforte meccanico, vale a dire senza pianista: c’è il rotolo inciso che gira e suonano i tasti che una volta, allo stesso tempo, le stesse note, aveva suonato l’autore al momento dell’incisione. Vederne uno, di quei pianoforti, che suona senza pianista, fa un non so che di spiritato e malinconico allo stesso tempo. Torna in mente anche il film Titanic, con la vecchia che torna nel relitto con la mente.

Ecco, per questo e per tutte quelle sensazioni che vi ruotano attorno, ho preso in esame questo disco, che acquistai nelle ormai defunte “Disfuzioni Musicali” di Roma. Un doppio cd che soltanto anni dopo compresi non essere quello che cercavo. Ma in fondo la copertina era simile e il titolo deviante e somigliante a ciò che volevo. Debbo ammettere che soltanto ora, a un ascolto più attento, ho compreso diversi altri spunti che prima non avevo ben assimilato. Innanzitutto lo stacco tra i rolls originali, incisi direttamente da Joplin e quelli (la maggior parte), registrati da un collezionista americano negli anni ’60. E ancora, quelli rimasterizzati degli anni successivi, e qui denuncerei un abuso se solo ne avessi convinzione, ma gli elementi a mia disposizione non sono sufficienti per avvalorare una tesi specifica. Me ne sono accorto soltanto nel secondo disco, quando è partita Pleasant Moments. Si passa dalle ruggini di antichi e stridenti suoni ottocenteschi a un ambiente asettico, privo di fruscìo, e il suono del pianoforte che sembra piuttosto in midi per quanto è artificiale. A primo impatto mi è venuto da esclamare: ridateci i nostri rumori!

Prima di passare alle tracce (anzi ai rags), mi piacerebbe anche descrivervi la sensazione che provo in compagnia di Scott Joplin. È facile dire che si vede tutto in bianco e nero. È vero, la cultura ci influenza, inutile far finta che quei film con baffetti e bombetta, Charlie Chaplin, Buster Keaton, non c’entrino qualcosa. Il tempo sincopato del ragtime, poi, ci mette il suo. Dai, nove film su dieci, almeno fin quando erano muti, portano musichette ragtime, molte proprio di Joplin. Che per paradosso è tornato di moda per un film (La Stangata) del 1973, in cui la sigla principale era uno dei ragtime più abusati di Joplin: The Entertainer. Non credo che possa esistere al mondo (ma neanche nei sobborghi di Banjul…) qualcuno che non la conosca. Eppure sono più affezionato ad altre sue perle, forse meno ragtime, o di un ragtime più maturo, più lento, più europeo. Bethena, per esempio, che secondo me è un capolavoro di musica classica. Però in questa doppia raccolta non c’è. Che pecca… Debbo ammettere che, sebbene all’inizio mi sia infuriato nel non vederla tra i titoli (insomma, di spazio con due dischi ce n’era…), ho capito che tuttavia questa selezione proprio “accia” non era. Hanno prediletto la differenza, quelli della De Luxe. Dunque fuori molti ragtime famosi, dentro alcuni meno noti. E la cosa “a me me piace”.

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