Tag Archives: recensioni jazz

Earl “Fatha” Hines – Honor Thy Fatha (1978)

20 Ago

Artista/Gruppo: Earl “Fatha” Hines
Titolo: Honor Thy Fatha
Anno: 1978
Etichetta: Drive Archive

La prima mirabilia che si nota appena partito Honor Thy Fatha è un pianoforte usato e volutamente approntato sull’impronta di uno strumento a fiato. È il cosiddetto trumpet-style che distingue il way to play di Earl Hines fin dai tempi in cui questo maestoso ed elegante pianista nero si affrancò dal seguire le tracce del padre (cornettista in una brass band) e cominciò a suonare il piano.

I suoi primi studi ed esibizioni di musica classica, contamineranno per sempre il suo modo di interpretare il jazz. Questo disco (che all’apparenza della copertina e per l’età avanzata) potrebbe sembrare anche uno dei tanti best of in circolazione ormai ovunque. E invece rappresenta una delle ultime registrazioni del pianista di Duquesne (Pittsburgh) prima della sua morte avvenuta nel 1983.

Stabiliamo subito uno spartiacque: per chi non conosce “Fatha” (letteralmente significa padre, father, soprannome affibbiato a Hines per le sue lunghe paternali sullo scorretto utilizzo degli alcolici), meglio partire dalle retrovie, dalla sua prima esperienza nell’orchestra di Luis Armstrong (tanto talentuoso che venne scelto per sostituire Lil Hardin, moglie del celebre trombettista, negli Hot Five), o nelle successive formazioni in coppia con il clarinettista Jimmy Noone.

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Louis Armstrong – La Vie En Rose (2000)

1 Giu

Artista/Gruppo: Louis Armstrong
Titolo: La Vie En Rose
Anno: 2000
Etichetta: IMC

Come detto in passato Louis Armstrong meriterebbe un posto a parte nell’olimpo dei grandi del jazz. Un padre è stato detto. Pochi come lui, tutti d’accordo. Ora, per presentare in questo spazio il grande Satchmo, invece di scegliere qualcosa attingendo dalla mole di materiale dal passato remoto, ho scelto al contrario un prodotto più moderno.

Un po’ per spirito di contraddizione, un po’ anche perché credo che sia positivo e anche formativo partire da qualcosa di più assimilabile, per poi tornare indietro negli anni e saggiare le doti antiche di questo straordinario pittore della musica. Ecco perché ho scelto questa raccolta di registrazioni che cadono sotto l’etichetta della International Music Company (IMC).

Questa casa di produzione, tempo addietro, ha pensato bene di sfidare i regimi di copyright imposti da RCA Victor e Universal Music, rendendo queste registrazioni fruibili anche in Europa a costi molto più contenuti. Ne è uscito fuori un box-set da 15 dischi, sotto l’etichetta History e questo ne rappresenta l’ultimo. Si tratta di un disco di cesura tra due step ben distinti dell’artista, da un lato le ultime più convinte esecuzioni con le All-Stars, in cui emerge ancora la vena più propriamente jazz del trombettista nero di New Orleans, dall’altro l’approdo di Satchmo nel mondo del pop e della musica leggera del secondo dopoguerra.

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