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I Pooh piangono la morte di Negrini: «Non ci sono più parole…».

6 Gen

pooh

Per la maggior parte degli italiani i Pooh sono quelli di Uomini Soli, per altri un po’ più di nicchia hanno rivestito anche un importante ruolo nella traduzione del prog rock italiano. Addirittura Progarchives dedica una scheda intera al gruppo definendo i Pooh «like the Rolling Stones of Italian popular music». Gran parte del merito va a Valerio Negrini, il paroliere storico dei Pooh (una sorta di Peter Sinfield per i King Crimson), nonché fondatore della band nel lontano 1966 con la pubblicazione del primo disco Per Quelli Come Noi. La sera del 3 gennaio scorso Negrini è stato stroncato da un infarto all’età di 67 anni: «E stanotte c’è una gran nebbia a coprire i nostri cuori… Nei tanti messaggi di cordoglio che stiamo ricevendo in queste ore ricorre spesso la frase “non ci sono parole”… è vero: “non ci sono PIÙ parole“!», il commento degli altri componenti Rodi, Dodi e Red affidato al sito ufficiale del gruppo. Domani al Teatro della Luna di Assago verrà allestita una camera ardente per l’ultimo saluto a Negrini.

No Vasco. Io non ci casco

12 Apr

Stolto è chi non sa cambiare idea. Vero. Ma odio la redenzione, e il marketing musicale. Vasco Rossi parla su Facebook e si confessa: «Fino a pochi anni fa ho sempre avuto 15 anni. Non capivo niente non sapevo niente e non mi interessava niente altro che la musica e le canzoni. Da tutte le esperienze buone o cattive ho imparato qualcosa, e insieme al tempo per pensare e i libri che ho letto, ho raggiunto una grande consapevolezza sulle cose di questo mondo». 

E parla della sua “vita spericolata”, anche se sinceramente mi sembra molto più vita, che spericolata: «Nella mia vita ne ho fatte di tutti i colori, senza pensare molto alle conseguenze. Ho vissuto tutte le esperienze possibili che mi sono capitate a tiro o mi venivano in mente, sicuro di uscirne comunque indenne o con qualche ferita superficiale. Sono stato coscientemente incosciente e ho rischiato sempre tutto, perché ne valeva la pena. Ho messo la mia vita sul piatto. Ho sempre fatto tutto coscientemente. Anche alcol, sigarette e altre porcherie mi sono state utili per rimanere vivo, non per divertirmi. Le motivazioni erano talmente chiare e forti che davano alla mia forza di volontà un potere assoluto».

Bel concetto, anche io la penso così. Direi anche bravo Vasco, se poi non avesse aggiunto un sermone inutile e salvifico (oh, Vascuccio, non c’è più la vendita delle indulgenze, casomai quella dei tuoi dischi che ormai sforni a forza di “best of” e remake…), buono più per incrementare la leggenda del mito maledetto. Insomma, la conclusione alla Moccia: «Non consiglierei mai a nessuno di ripetere quello che ho fatto io».

E che avrai fatto mai a Va’? Della serie: “Ho visto cose che voi umani neanche immaginate”. Ma va là. Mi fanno ridere quelli che rendono epico ciò che ormai sembra più quotidianità. Mangiare pipistrelli, o sodomizzare pecore, queste forse sono cose da sconsigliare ai comuni mortali (ma non credo che Ozzy e MM lo abbiano mai fatto). Caro Blasco – che anche mi piacevi quando facevi qualcosa di simile al rock – per favore, basta con le prediche medievali, abbiamo già troppi preti e troppi San Remo sul groppone. Il rock è un’altra cosa, il rock è vero inferno e vera perdizione. Sono altre le icone, semmai Vasco ne è solo una copia, ormai anche sbiadita.    

Modena City Ramblers – Ahmed l’Ambulante (1994)

27 Ott

Per chi non conosce i Modena City Ramblers: fate “play”, e senza far caso alle immagini chiudete gli occhi…

Questi sono i veri Modena, il timbro scuro di Cisco Bellotti e arrangiamenti tra il rock, il folk, i canti popolari, dalle influenze del Sud America ai balli africani, arabi, insomma: questa è musica per gli uomini tutti, per chi crede che non esistano barriere o confini di stato.

P.S. Il testo di questo brano è stato scritto da Stefano Benni

Sidistef

Il teatro degli Afterhours

1 Lug

Gli Afterhours sono una rock-band italiana, nata nel 1986 da un’idea di Manuel Agnelli, voce e leader del gruppo. Inizialmente cantavano in inglese, fino all’album Pop Kills Your Soul, del 1993, dopodiché la svolta con Germi, datato 1995, in cui la vena rock e cantautoriale emerge nitida, rispetto ai più prematuri lavori anglofoni.

Personalmente mi piacevano anche in inglese, seppur erano tutt’altri Afterhours di quelli che abbiamo conosciuto a cavallo tra gli anni ’90 e il 2000. Dell’anno della svolta restano soltanto Agnelli e il batterista Giorgio Prette, approdato nell’universo Afterhours nel 1992. Di seguito alcune foto.

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Uno contro: Rino Gaetano

12 Giu

Ma vogliamo spenderle due parole per un italiano? Rino Gaetano è vissuto troppo poco per imporsi sul palcoscenico mondiale, ma è vissuto abbastanza per imporre uno stile del tutto originale, non innovativo, ma originale di certo. Le sue canzoni sono state omaggiate da tantissime cover. Aida, Mio fratello è figlio unico (splendida l’interpretazione degli Afterhours) e nel 1975 quel singolo tanto abusato oggi quanto orecchiabile se ascoltato in un’urna di vetro, Ma il cielo è sempre più blu.

Un personaggio controverso, di sicuro un artista che ha raccolto consensi in orizzontale, tra persone di gusti anche opposti e in verticale, tra generazioni diverse per età. Forse – il condizionale è d’obbligo – se fosse vissuto abbastanza (è morto nel 1981 a soli 31 anni) sarebbe caduto anche lui nel trappolone della tv spazzatura anni ’80 (d’altronde lo iniziava a fare già poco prima della sua dipartita…), ma comunque a me piace ricordarlo per quello che era ai tempi d’oro delle foto in bianco e nero, quando se il cielo era sempre più blu era perché eri bravo nel saperlo colorare a parole, suoni e immaginazione.

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