Tag Archives: rockabilly

Canned Heat – Human Condition (1978)

5 Dic

Human ConditionL’ultima registrazione in studio dei Canned Heat con il leader Bob “The Bear” Hite porta un titolo emblematico: Human Condition. “Condizione umana”. La naturale evoluzione delle cose, in questo caso della musica. Che i Canned Heat hanno rivisto nel tempo ma senza mai tradire la loro essenza originaria. Ne esce fuori un disco contenente le registrazioni che vanno dal 1977 al 1981, e che venne comunque pubblicato postumo sotto l’etichetta Takoma/Sonet.

Dentro ci sono le diverse anime dei Canned Heat, dal blues classico al country e il boogie, più un interessante spaccato di quello che forse fu il loro piccolo segreto: scampoli di rockabilly che hanno fatto scuola a molte band revival degli anni 70/80. Un disco semplice, da saloon. Ci sono però diverse tracce che hanno segnato il cammino della band: la title track è solo uno degli esempi. Come non menzionare anche Open Up Your Back Door e House of Blues Lights? Essendo un disco di sessions, Human Condition è anche costellato di diverse collaborazioni, alcune di nicchia come la presenza dei Chambers Brothers al completo nelle backing vocals, ma soprattutto quella del chitarrista Harvey Mandel. Più che una collaborazione, la sua fu proprio una sotituzione a tempo pieno dopo l’addio del chitarrista storico Henry Vestine.

Solo per fare un esempio, Mandel partecipò anche alla hit mondiale Let’s Work Together, poi si spostò su altri progetti – John Mayall e due tracce di Black And Blue dei Rolling Stones in sostituzione di Mick Taylor – mentre in questo disco dà grande prova di tecnica e groove sia nelle parti di assolo, intense e molto sentite, sia nell’utilizzo dello slide, marca caratteristica assieme all’armonica di Hite dei Canned Heat. Consigliato a tutti gli amanti del country e non solo, può anche essere un disco natalizio, toh.

L’EMOCENSIONE|Stray Cats – Stray Cats (1981)

16 Mar

Artista/Gruppo: Stray Cats
Titolo: Stray Cats
Anno: 1981
Etichetta: Arista

L’avrà mai sentito Franny Beecher? Brian Setzer l’avrà mai sentito Beecher? La domanda in Stray Cats mi perseguita. Gruppo, anzi terzetto, o trio, che meglio si associa al concetto di Jazz. Perché Stray Cats è anche un album swing, a sfumature. Ma soprattutto molto, molto rock’n’roll, decisamente rockabilly. Fusione tra bluegrass, rock’n’roll, blues, qualcosa di jazz, rintonato in chiave punk. E che è? Più affine ai Ramones, lontano all’opposizione Sex Pistols, indifferente ai Clash. Un genere sfuggente, il rockabilly, figuriamoci il revival del rockabilly. Riprendi le canzoni anni ’60, stropicciale e gettale nel cestino. Più giù, più indietro: al revival dei Fifties. E se la chitarra avesse avuto un peso anche prima, magari sarebbero arrivati al Titanic.

Strano, tre gatti randagi americani che si presentano nella caliginosa Inghilterra pettinati alla Elvis, ma con i pantaloni attillati stretti e il chiodo alla Vicious. Era in pieno punk, ma loro ne rubarono solo alcune icone, il resto: il pensiero, le tematiche, i sogni, le speranze, tutto guardava alle auto a coda di rondine e alla Seventh Avenue. Poco spazio alla politica, gran voglia di vino, birra, scopate e spensieratezza. Mentre tutti protestavano c’era chi già ammirava il boom americano.

Poi mi rifaccio alle chitarre, da lì scorgo sempre la distanza tra il classico Elvis Presley, e la pazzia avanguardista di Bill Haley. Poi ci sono Eddie Cochran, Gene Vincent, Carl Perkins, d’accordo tutto. Ma Bill Haley, l’ho capito subito, è lui la fonte di ispirazione degli Stray Cats. Più di tutti, Bill Haley and His Comets, e quella chitarra a scale storte di Franny Beecher, il chitarrista alle spalle di Bill, che esce fuori dai filmati in bianco e nero solo quando parte con l’assolo di Rock Around the Clock.

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Eddie Cochran – Summertime Blues

6 Ago

Spesso seguiamo un genere o una moda, amiamo il rock e pensiamo sempre al blues senza ricordare che più di tutti siamo debitori ai pionieri del Rock and Roll. Eddie Cochran è tra quelli che più marcarono l’influenza su gruppi che negli anni ’60 diventeranno veri e propri fenomeni cult, come gli Who. Ascoltate lo stile chitarristico di Eddie e dite se non vi ricorda il power chord di Pete Townsend. E certi riff non riconducono inesorabilmente ai primi Ramones, dunque al punk rock? Questa è Summertime Blues, una delle hits di Cochran. Morì a soli 21 anni, nel 1960, in un incidente stradale nel quale fu coinvolto anche Gene Vincent, che vi uscì indenne. La sua evoluzione naturale lo avrebbe portato senza troppe difficoltà a cavalcare la scena rock degli anni ’60.

Sidistef

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