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Traffic – Shoot Out At The Fantasy Factory (1973)

17 Feb

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Avevo recensito diverso tempo fa Shoot Out At The Fantasy Factory, settimo album dei Traffic, parlandone in maniera alquanto negativa. A distanza di 6 mesi, devo dire che mi trovo costretto a rivedere quanto detto. L’evoluzione delle sensazioni di ascolto era uno degli obiettivi principali che si prefiggeva questo blog, tornare su dischi già affrontati evitando di lasciare una traccia incancellabile per l’eternità su ogni singolo disco. Ebbene, è la prima volta che accade e infatti il risultato della ripresa è quasi l’opposto di quello del primo tempo. Vediamo.

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Traffic – Shoot Out At The Fantasy Factory (1973)

2 Ago

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Ho acquistato questo disco chissà dove, probabilmente in qualche bancarella o perché forse era in offerta in qualche Feltrinelli o simili. Shoot Out at the Fantasy Factory, settimo album (sesto se si considerano solo quelli in studio) pubblicato nel 1973 dai Traffic, dietro – probabilmente – preghiera schietta di Steve Winwood a Jim Capaldi e compagni, che nel frattempo, mentre il polistrumentista leader e fondatore, se ne girovagava per il mondo con il supergruppo dei Blind Faith, avevano creato una nuova band i cui lavori al momento ignoro.

Passando alla disamina del disco, Shoot Out per gli amici, sensazioni di impotenza miste a noia. Per carità, nutro sempre grandissimo rispetto per Winwood e ancor più per i Traffic, che tra John Barleycorn e Mr. Fantasy, continuano a sorprendermi per genialità e originalità di una nuova concezione musicale a cavallo dei ’70. Però, solo due anni dopo sembrano ancora attaccati a quello stereotipo, difficile da scardinare per chi ha fatto la storia del rock-progressive di quegli anni. Non stiamo parlando di Canterbury, e ci mancherebbe. Eppure i Traffic sono sempre stati assimilati un po’ al prog, come i Jethro Tull. Deve avergli fatto male l’etichetta, allora.

Shoot Out at the Fantasy Factory allora da la vaga impressione di un materiale di scarto di precedenti lavori, quasi a doverlo fare, un’ostinazione nel tenere ancora in vita un gruppo che – era scritto – si sarebbe sciolto dopo l’album successivo, 1974. Restano alcune “perline” come Roll Right Stones e Evening Blue, per il resto, una buona colonna sonora per una serata in compagnia. Quasi il disco rendesse di più a volume basso (ed è tutto un dire…). Anche perché stavolta, aumentando i decibel il risultato non cambia, salvo il manico di scopa della signora di sotto…

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