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Ray Charles – The Very Best Of Ray Charles (2000)

16 Dic

FrontNel panorama del blues, del gospel, del R&B, e anche del country si commette spesso un errore comune, si dimentica la figura di Ray Charles. Poliedrico e intelligentissimo pianista dalla spiccata eccentricità. Il suo nome richiama soprattutto la musica soul, Hit the Road Jack per esempio. Nota a tutti, splendente e vibrante nella sua brevitas di duetti con le coriste. Era solo il 1961, è ancora attualissima.

Ma Charles in quasi 60 anni di musica, ci aveva abituati anche a tante sfumature che rimane tuttora complicato stabilire quale fosse il genere da lui praticato. Vale la pena riascoltare allora la semi-natalizia I Can’t Stop Loving You, oppure Georgia on My Mind, e anche i tanti richiami che lo stesso James Brown, di una decade successiva, fece suoi per cavalcare il successo del soul/R&B.

Per capire Ray Charles (viste le immense pubblicazioni per lo più di singoli), vi consiglio la raccolta della Rhino Records (etichetta specializzata in retrospettive) e pubblicasta per la prima volta nel 2000 dal titolo non proprio originalissimo The Very Best of Ray Charles. Sicuramente più originale nel suo interno, con un interessante booklet che ripercorre i suoi anni alla Atlantic Records fin dai suoi esordi: dalla perdita della vista a 7 anni alla morte prematura della madre e la conseguente partenza per Jacksonville e i suoi esordi nei club di Seattle, poi di Los Angeles.

Dominic Miller ha scelto Plovdiv per la prima del suo nuovo album 5th House

27 Apr

Lo chiamano «la mano destra di Sting». Il chitarrista argentino Dominic Miller si è affacciato alla ribalta suonando nell’album But Seriously di Phil Collins, poi nel ’91 ha partecipato al lavoro The Soul Cages di Sting, con il quale ha continuato a collaborare partecipando a diversi tour. Dall’ultimo, la scorsa stagione, tra una data e l’altra, tra Los Angeles e la Nuova Zelanda, è nato il suo 5th House, definito ai leggendari Henson Studios, L.A., e nella cui formazione sono compresi il pianista dei Level 42, Mike Lindup, oltre al bassista Nicholas Fizhman e al “fenomeno” batterista marocchino Rani Kridzha.

Il disco verrà presentato nel prossimo tour del Dominic Miller Project, la cui prima data è stata fissata in Bulgaria, al Teatro Antico di Plovdiv il prossimo 29 maggio. L’organizzazione del concerto è dovuta alla famosa violinista bulgara Dorina Markova e dal Comune di Plovdiv. «Sono felice di dire che Dominic ha scelto Plovdiv per la prima del suo nuovo album», l’annuncio di Dorina Markova, la quale ha aggiunto che spera che l’evento possa contribuire alla candidatura di Plovdiv come capitale culturale d’Europa nel 2019.

5th House è il quinto album di Dominic Miller, il quale, oltre che con Collins e Sting, vanta anche collaborazioni con molti altri artisti di prim’ordine come Vinnie Colaiuta e Jimmy Johnson. Stando alle recensioni 5th House uno degli album strumentali più brillanti della sua carriera. Il numero “5”, alla base della simbologia che accompagna Miller da una vita: «In astrologia – dice l’autore dell’album – significa amore e passione. Naturalmente, potrei richiamare anche Il quinto elemento o il Quinto Emendamento alla Costituzione».

FONTE: Kafene.bg

Intervista ai Black Merda (2009)

7 Apr

Ho trovato questa intervista fatta dal blog Good Vs Evil ai Black Merda, che è un gruppo degli anni ’70 molto ma molto poco conosciuto, che ricalca Jimi Hendrix in tutto (dal sound al look, perfino di copertina), e di cui era da tempo che volevo parlarne. È strana la loro storia, tra il 1970 e il 1972 hanno pubblicato solo due album, l’omonimo d’esordio e Long Burn the Fire.

Poi è uscito un doppio disco che li raccoglieva insieme, poi il nulla. Fino al 2005, quando si sono riproposti con Mary Don’t Take Me On No Bad Trip. Da quel momento hanno pubblicato altri tre album, fino a Force of Nature, del 2009. L’intervista fatta dal blogger risale a quel periodo.

I componenti del gruppo spiegano la genesi del loro strano nome, che a noi italiani fa un po’ ridere ma (come avrete modo di leggere), non ha nulla a che vedere con il significato che potremmo attribuirgli noi.

D: Per coloro che non vi conoscono, potete raccontarci la storia dei Black Merda?

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Bob Dylan – Street Legal (1978)

1 Gen

Al di là delle futili considerazioni collaterali, tipo il declassamento al rango di musica pop (o black, come se fosse un demerito), o ancora stilettate come «Bob Dylan è maschilista», solo per via di un frammento in cui chiede alla Lei se sa cucinare (…), Street Legal è anche (e ciò non va sottostimato) il diciottesimo album (o diciassettesimo se si esclude dalla discografia ufficiale Basement Tapes, fate voi) dello sterminato repertorio in studio del più grande cantautore che la storia del Rock ci ha consegnato.

Certo, il distacco dal Dylan d’annata è evidente, siamo nel 1978 e gli arrangiamenti risentono dell’ondata soul, delle coriste e di tutto il resto. Senza affrontare il contenuto politico (in Dylan non manca mai), artisticamente meno riuscito di tanti dischi precedenti, tuttavia meglio del previsto e nel complesso, comunque, un esempio per tanti musicisti contemporanei e futuri. C’è dentro a Street Legal un corollario di evoluzione musicale di Dylan, da non sottovalutare, da ascoltare assolutamente e poi ripiegare in se stesso, consci che è lì, pronto a crearvi l’atmosfera con quelle infinite ballate che solo il maestro Bob ha saputo fare, con grandezza e maestosità, sempre uguale e sempre diverso, nell’arco di mezzo secolo e anche più.

Band of Gypsys – Stop (1969)

28 Ott

Nel 1970 esce il disco Band of Gypsys, del gruppo omonimo capitanato da Jimi Hendrix. Il resto dei componenti, come è noto, oltre al chitarista, è completato da Buddy Miles (batteria) e Billy Cox (basso). Un disco che in Germania e Giappone venne pubblicato con l’aggiunta di tre tracce: Hear My Train A Comin’, Foxy Lady e Stop. Tranne Foxy Lady, le altre due sono state poi aggiunte all’album Live at Fillmore East, registrazione del 1969 che esattamente trent’anni dopo, nel 1999 fu edita dalla Mca Records.

Di quel bellissimo live (di cui resta ben poco materaiale documentario), vi propongo proprio Stop. Si tratta di una cover della celebre Stop del cantante rithm’n’blues, Howard Tate. Il quale, a sua volta deve i diritti d’autore ai due cantautori che l’hanno scritta: Jerry Ragovoy e Mort Shuman. In questo brano eseguito dalla BOG, alla voce dovrebbe essere Billy Cox (sempre che non si tratti dello stesso Tate in veste di special guest, anche se nel disco non risultano esserci crediti). Buon ascolto.

Herbie Hancock – Motormouth (1982)

13 Dic

Quando il jazz contamina e a sua volta viene contaminato. Siamo nel 1982 e Herbie Hancock decide che, dopo circa 30 album è ora di volgere i propri indirizzi stilistici verso ciò che spopola di più in quel tempo, la disco music. Il connubio tra pop, jazz, funky e soul genera uno dei dischi più criticati del pianista di Chicago, Lite Me Up! .

Formazione tra le più anonime, in cui la tastiera è completamente abbandonata e l’unico spunto è una costante linea di basso e la voce di Herbie distorta dal Vocoder. Motormouth, o qualsiasi altra traccia di questo periodo (alcune divennero delle hits in Usa come nel Regno Unito, quindi in Europa) è una specie di compromesso con il business, ma, vero anche, dopo tanti dischi di qualità, quasi un togliersi lo sfizio di confrontarsi con un’altra faccia della musica.

Con questo brano si apre (per quanto mi riguarda) un breve periodo di riflessione sull’incrocio tra musica pop, jazz e sul jazz fusion. Prossimamente un consiglio del giorno…

The Lou Rawls Show With Duke Ellington (1970)

24 Nov

Come rimanere delusi da un dvd e rifarsi (ma solo parzialmente) con le bonus features. È quello che è accaduto a uno sventurato acquirente di musica al buio, che in questo caso sarebbe il sottoscritto. Ma del resto questo spazio nasce per condividere conoscenze, anche quelle utili ad evitare i cosidetti “pacchi”. Perché l’emozione di vedermi recapitato il dvd The Lou Rawls Show è andata subito in cantina dopo 35 minuti di film, e basta.

Sottoscritto: a tutto titolo With Duke Ellington, non posso non evidenziare che la presenza del Duca in questo spettacolo è stato il volano per cui scegliere questo prodotto. Se poi consideriamo le spesso inutili e stucchevoli raccomandazioni dei quotidiani quando celebrano un’uscita, stavolta l’unica in copertina è la segnalazione di All Movie Guide che si limitava a un molto equilibrato «scintillante collaborazione», e basta.

Dico, non sarà mica così scadente un prodotto in cui figura uno dei migliori pianisti del Novecento, e al cui fianco si cimenta almeno in due dei suoi migliori pezzi (Sophisticated Lady e Satin Doll) uno dei più originali cantanti del Novecento quale Lou Rawls? Solo quei due brani però non fanno primavera, e sono i soli in cui compaiono le divine mani di Ellington, e basta.

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