Tag Archives: storia del jazz

Louis Armstrong and His Orchestra – Mahogany Hall Stomp (1929)

16 Mag

Grande registrazione, mitica formazione. Louis Armstrong and His Orchestra. Era il 5 marzo 1929, e alla Parlophone (etichetta tedesca qui già comprata dalla Columbia: la £ sul disco sta ad indicare il vero fondatore, Lindstrom), Satchmo si divise il set con giovani musicisti che poi, ognuno per la sua strada, fecero la storia del jazz: J. C. Higginbotham, Albert Nicholas, Charlie Holmes, Teddy Hill, i gregari ai fiati, con l’aggiunta di Pops Foster e Paul Barbarin. Ma soprattutto Luis Russell al piano, il già menzionato Eddie Condon al banjo e Lonnie Johnson alla chitarra. Ecco a voi Mahogany Hall Stomp, brano contenuto anche nel disco Pete Fountain Presents the Best of Dixieland.

EXTRA|Il creolo di New Orleans

10 Lug

Edward “Kid” Ory, detto anche Kid Ory Creole. Creoli erano i neri d’America, del Sudamerica in particolare, allo stesso modo con cui noi chiamiamo mulatti coloro nati da un genitore bianco e uno nero. Nacque a Woodland Plantation, nei pressi di LaPlace, Louisiana, il blues nel sangue, la conversione al jazz fin da subito,  la vena di iniziare a suonare e poco a poco la passione per il banjo lo portarono a sperimentare e sviluppare un genere di ritmica della quale si avvalse successivamente nel suonare il trombone. Era il modo “tailgate”, traducibile in “porta posteriore”, che Kid Ory trasportò nel suo strumento a fiato, suonando così le linee di basso che servivano così da ritmica a clarinetti e trombe.

Già nel 1907, all’età di ventuno anni, Kid Ory si spostò a New Orleans, la città del jazz, dove contemporaneamente si esibivano anche il cornettista Joe King Oliver, i clarinettisti Johnny Dodds e Jimmy Noone. Nella band di New Orleans iniziò ad esibirsi anche il giovane Louis Armstrong, con Kid Ory suo mentore dopo l’abbandono di Joe King oliver  alla città del Mississippi. Nel 1919 anche Kid Ory emigrò, verso la California. Ory’s Creole Trombone e Society Blues furono le prime incisioni di una band afro-americana nella west coast. Ory, con la sua band, pagava la compagnia Nordskog per la stampa, dopodiché gli rivendeva i dischi, sotto l’etichetta “Kid Ory’s Sunshine Orchestra”, che venivano smerciati presso un unico negozio, lo Spikes Brothers Music Store.

Prima di abbandonare la scena, a seguito della grande depressione degli anni ’30, Ory si spostò a Chicago, dove ritrovò Armstrong, che nel frattempo stava cambiando la storia del jazz, assieme ad altri musicisti neri del Delta, tra cui, oltre a Dodds, Oliver e altri, spiccava il nome di Jelly Roll Morton. Iniziò a suonare il trombone negli Hot Five di Satchmo, ai quali, nel 1926 regalò una delle più note composizioni nella storia del jazz, Muskrat Ramble. Negli anni bui della crisi economica, Ory aprì una fattoria con il fratello, allevando polli, fino al suo ritorno alla ribalta, negli anni ’40. Partecipò al film New Orleans e conquistò nuovo favore grazie alla presenza alle trasmissioni radiofoniche di Almanac, di Orson Wells. Nel 1966 si ritirò nelle isole Hawaii, ad Honolulu, dove nel 1973 morì all’età di 86 anni.

Sidistef

Gene Krupa Big Band – Drummer Man (1956)

9 Lug

Da oggi nasce una nuova categoria, “oggi il collettivo ascolta…”, il titolo è ancora in via di sviluppo, siamo aperti a nuove idee, ma intanto è giusto dargli i natali. Due righe, pochi passi per segnalare, in modo leggero e senza pretesa alcuna di esaustività, i dischi delle nostre collezioni.

In riferimento al video di Drum Boogie pubblicato in uno dei recenti post, inizio dunque con il segnalarvi il disco che contiene il brano in questione,  Drummer Man, pubblicato postumo nel 1956. La formazione è sempre la stessa, comprendente, tra gli altri, la cantante Anita O’Day e Roy Eldridge alla tromba.

Questa è una reunion e, anche se la popolarità di Krupa era alle stelle, gli assoli che lo resero famoso in questo album sono pochi, ma nondimeno emerge la sua bravura.

Sidistef

I pionieri del jazz, anzi, del “jass”…

5 Lug

Scrutando nella lista di dischi a mia disposizione ho avuto il piacere di ritrovare una raccolta della Original Dixieland “Jass” Band. Già dal nome si nota lo stato primitivo in cui questo gruppo di cinque artisti (tra cui anche due italiani) si esibiva per strada e reclamava di suonare il “Jass”. Beh, avevano ragione, perché se è vero che non erano gli unici a farlo, pare che furono i primi, nel 1917, a registrare incisioni jazz. Tra le quali spiccano due capolavori che verranno poi reinterpretati dai più grandi jazzisti del secolo: Livery Stable Blues e Tiger Rag.

Da notare come i primi componimenti jazz, quasi sempre, riportavano nel titolo un termine derivato da un altro genere, che sia “rag”, probabilmente dal ragtime, o che sia più semplicemente “Blues”, il che certifica come, almeno nella sua struttura e organizzazione, il jazz sia postumo al blues, o meglio, sequenziale.

Di seguito alcune foto della formazione: alla batteria troviamo Tony Sbarbaro (conosciuto anche come Tony Spargo), Edwin “Daddy” Edwards al trombone, cornettista Dominick James “Nick” La Rocca, Larry Shields al clarinetto, Henry Ragas al piano.

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Red Onion Jazz Babies – Terrible Blues (1924)

25 Giu

Nel 1924 Louis Armstrong approdò nella famosa orchestra di Fletcher Henderson, ma appena un mese dopo, particpò a una famosa serie di incisioni con i Red Onion Jazz Babies, in cui comparivano la pianista Lil Hardin, moglie di Louis (e per questo conosciuta anche come Lil Armstrong) e il grandissimo sassofonista Sidney Bechet. Era la prima volta che Armstrong e Bechet suonavano assieme e questa è la memorabile Terrible Blues.

Sidistef

Bix – Un’ipotesi leggendaria

7 Giu

Il titolo è tutto un programma, perché, se non fosse morto, Bix Beiderbecke sarebbe diventato sicuramente una laggenda del jazz bianco, alla pari di ciò che rappresentò Louis Armstrong per i neri di New Orleans. Bix – Un’ipotesi leggendaria è un film da non perdere, datato 1991, regia di Pupi Avati, grande amante del jazz, che regalò all’Italia e al mondo intero la storia di questo grandissimo e controverso personaggio del jazz degli anni Venti.

Un’ora e 51 minuti di dramma e musica,in un film che descrive anche il significato che il jazz aveva per l’America di quel periodo.Una carrellata di flashback che raccontano l’ascesa e il declino del trombettista di Davenport, cittadina dell’industrioso Middle West americano. I problemi a scuola, le prime apparizioni nella band semiprofessionista dei Wolverines, l’amicizia (forse esaltata in modo eccessivo) con il violinista di origine italiana, Joe Venuti. Infine l’approdo, per lui che non seppe mai appieno leggere la musica, nelle orchestre di Frank Trumbauer e Paul Whitman, i problemi con la famiglia, l’alcool, il declino e la prematura morte a soli 28 anni. Genio e sregolatezza, in una via di mezzo tra il film e il documetario musicale. Non vi abbattete per il trailer (di seguito), il film rende molto di più.

Sidistef

EXTRA|Jelly Roll Morton, il “re del jazz”. 1926-28

6 Giu

Ascoltare Jelly Roll Morton è un piacere estatico, i migliori jazzisti del panorama dixieland di New Orleans suonavano nel giro di Ferdinand, detto “re del jazz”. Anzi questo appellativo se lo diede da solo, una volta, entrato negli studi di registrazione della Melrose Brothers Music Company, disse: «Sentite cosa ho da dirvi: io sono Jelly Roll Morton di New Orleans e sono il creatore del jazz».

Da creatore a re il passo fu breve, tanto che appena montato sul seggiolino, con il pianoforte tra le mani, convinse tutti che non stava barando. E se proprio vogliamo togliergli la corona (più per la sua antipatia che non per la bravura, questo è fuor di dubbio), almeno merita un ministero di primo piano.

I fratelli Melrose lo scritturarono subito e, trasformando il suo cavallo di battaglia Wolverines in Wolverine Blues gli regalarono il successo e la fama per l’eternità. Si tratta di una pièce di piano in perfetto stile ragtime, sulle tracce di Scott Joplin e James P. Johnson. Ecco perché “Roll”, perché iniziò con i piano rolls, quei nobili e nostalgici rotoli di pezza cartacea che, come i carillon, se incisi mentre si suona possono far si che il piano poi vada da solo riproducendo esattamente lo stesso suono anche senza pianista. Materiale d’archivio che è servito a recuperare tante performance che oggi sarebbero andate perdute o comunque a restaurarle.

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