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La vocazione del Diavolo

7 Set

Esiste un antico adagio che recita: ‘Le vie del Signore sono infinite‘…analizzandolo attentamente, sembra adattarsi alla perfezione alla mutazione che ha caratterizzato la vita di Claudio Canali, ex cantante e flautista di una delle più influenti band Progressive Rock italiane, il Biglietto per l’Inferno, e in assoluto una delle voci più espressive dell’intero panorama.

Animale da palcoscenico al punto di trasformare una tranquilla esibizione di intrattenimento in un autentico concerto, anticlericale e dissacrante nei suoi testi tanto da meritarsi il soprannome di “voce del Diavolo“, protagonista insieme alla sua band di performance indemoniate con chiari riferimenti al Regno degli Inferi…nulla a quell’epoca avrebbe lasciato presagire un cambio di rotta così radicale.

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Stevie Ray Vaughan – Unforgetable Night (1987)

31 Mar

Artista/Gruppo: Stevie Ray Vaughan
Titolo: Unforgetable Night
Anno:1987

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Live in Philadelphia è un concerto tenuto da Stevie Ray Vaughan and The Double Trouble nel 1987, al Mann Music Center di Philadelphia, pubblicato solo in bootleg di cui se ne hanno diversi titoli. Questo si chiama Unforgettable Night. Scordatevi di trovare il back della copertina, resta solo il front e questa magnifica registrazione live di cui la gente ancora ne ricorda la bellezza.

La performance trova il suo naturale inizio con Scuttle Buttin’ che già ci proietta nel mondo dal vivo di SRV, dove, per chi lo conosce per i lavori in studio, risulterà molto più pungente, meno ovattato, sempre figlio di quei due amplificatori Marshal in serie che aggiunti a distorsori tipo Cry Baby e Univox danno da sempre l’impronta alle fender del texano. Il brano è un campionario di velocità dove Vaughan mette in pratica la sua destrezza nel suonare le ultime due corde a vuoto, molto counry blues.

Scuttle Buttin’ si fonde con il secondo pezzo, Say What!. Questo è un saggio di blues elettrico allo stato puro, che si conclude con il “soul soul” finale che suona come una danza demoniaca. Lookin’ Out The Window si pone come frammento di storia del Rock and Roll. Stevie qui si mostra debitore di maestri come Bo Diddley. Il brano infatti mi ricorda molto le fasi ascendenti e discendenti di Before you accuse me del chitarrista dalle chitarre quadrate, oltre alla maniera di cantare propria del guitar boy di Austin.

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Sleepy John Estes – Blues Collection n.53 (1993)

30 Mar

Artista/Gruppo: Sleepy John Estes
Titolo: Blues Collection n.53 – Drop Down Mama
Anno: 1993

Oggi proverò a fare qualcosa che non mi sarà molto facile, ma che risulta essere un modo comodo per recensire artisti preistorici. Come si dice: chi non ama Benny Goodman o Roy Eldridge non è un vero amante del jazz”. Così io dico: chi non ama Robert Johnson o Big Bill Broonzy non è un vero amante del blues.

E come per il jazz, anche per il blues di prima maniera ci troviamo di fronte a una galassia, ma che dico, a un universo di nomi, registrazioni sparse qua e là, spesso difficilmente se non praticamente impossibile da raccogliere in album specifici. Soprattutto se parliamo di musica ante II Guerra Mondiale. Ma è anche vero che se entri nella storia un motivo ci sarà e in un modo o nell’altro, alzando il naso all’insù qualsiasi stella si ammiri splenderà sempre della stessa luce delle altre.

Ce ne saranno alcune che ammireremo con più emozione, perché comprese in qualche particolare costellazione, altre (la maggior parte) che ci sfuggiranno, non perché meno luminose ma perché escluse dal nostro patrimonio culturale e quindi non classificate per gruppi, solitarie, apparentemente anonime. Per questo esperimento recensivo ecco che mi accingo a pescare nell’infinito tempio della musica folk statunitense quale è il blues e il country. Chiedendo soccorso a una colossale raccolta che a qualsiasi amante o uditore della prima ora di blues consiglio: la Blues Collection. Ben 92 cd su cui è raccolta la crema del genere, fin dall’alba dei suoi tempi. E da questo calderone estrapolo (quasi a caso, mi verrebbe da dire) il disco numero 53, Sleepy John Estes – Drop Down Mama.

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Clarence “Gatemouth” Brown – Blues Collection n.35 (1993)

30 Mar

Artista/Gruppo: Clarence “Gatemouth” Brown
Titolo: Blues Collection n.35 – Just Got Lucky
Anno: 1993

«Clarence hai una bocca che è un cancello per quanto chiacchieri…». Deve essere stato un rimprovero del genere, proferito dal suo insegnante in tenera età, a portare Clarence Brown ad assumere più tardi il nomignolo d’arte di “Gatemouth”. Noto nel panorama blues per la sua predilezione a suonare qualsiasi strumento, dalla viola al mandolino, dal violino alla batteria, ma soprattutto famoso per il suo stile chitarristico.

Quattro anni dopo la sua morte, avvenuta per un cancro ai polmoni, a seguito delle evacuazioni dopo l’uragano katrina, che devastò nel 2005 la Louisiana, quattro anni più tardi CGB verrà riconosciuto come uno dei primi ad aver utilizzato il capotasto mobile sulla chitarra. Ha dato tanto a molti chitarristi blues, fonte di ispirazione per Albert Collins o J.J. Cale, e ha ricevuto altrettanto dalla storia del Blues, donando in cambio un’immensa discografia che si dirama dalla fine degli anni ’40 fino agli anni ’90. La caratteristica del suo suono è la commistione dei più differenti generi di blues, dal Delta al Cajun.

Del primo lo si percepisce in brani come . Per questo nel 1982, grazie all’album Alright Again! vinse il primo Grammy Award per il miglior album di blues tradizionale. Quando si è stufi di mettere dischi di Albert King o B.B. King, allora si può passare tranquillamente alle incisioni di Clarence “Gatemouth” Brown, perché il modo di cantare, di suonare la sua Gibson Firebird (ma molte incisioni portano il suono più aggressivo e ruvido della Telecaster o quello piccante della Gibson L5s) ricalcano in maniera a volta anche eccessiva la strada tracciata da questi due giganti del genere.

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