Chiude il Kiwi di Piumazzo

9 Giu

A Piumazzo Castelfranco in provincia di Modena, sta per scomparire l’ennesimo tassello di storia della musica italiana: lo storico Kiwi Cathedral. Fondato nel 1970 tra lo stupore e l’eccitazione dell’intera provincia, si ricorda anche per il drammatico incendio che costrinse i proprietari a ricostruirlo da capo. Sul palco del Kiwi sono passati tantissimi artisti, da Barry White a Fabrizio De André, la Pfm, Lucio Dalla, i Nomadi, i Pooh.

La Gazzetta di Modena ha raccolto varie testimonianze di chi quel palco l’ha calcato. I Nomadi per esempio, hanno conosciuto il loro battesimo proprio nel locale di Piumazzo: «Noi al Kiwi abbiamo registrato l’album con Guccini – precisa Beppe Carletti, leader storico della band emiliana – Su quel palco siamo saliti spesse volte ed abbiamo anche presentato l’album Noi ci saremo nel lontano 1977. La cosa più importante è stata la realizzazione del disco con Guccini. Il Kiwi fa parte un po’ della nostra storia. Era tra le più importanti sale da ballo, e solo dopo si è trasformata in discoteca. Salire su quel palco in quegli anni voleva dire essere dei “Numeri Uno”. Era tra le più grandi di allora. Oggi è normale cambiare se le cose non vanno».

In Emilia esistevano grandissimi locali, basta citare il Picchio Rosso a Formigine e il Marabù a Reggio Emilia: «Sono ricordi – prosegue Carletti – di un’epoca bellissima che non tornerà mai più. Forse oggi non ha più senso tenere in piedi una simile struttura. Il divertimento è cambiato, ma è un vero peccato che un altro monumento della musica debba scomparire. È la fine di un mondo. Ne è cominciato un altro ma non si sa dove andrà a finire. Quello per lo meno era un bel mondo, reale, vivibile, dove la gente stava bene».

Anche Andrea Mingardi è cresciuto al Kiwi, tra musica e cabaret: «In quegli anni non facevamo solo cabaret, ma avevamo una grande band – spiega Mingardi – Facevamo lo spettacolo musicale poi dicevo alla gente di mettersi a sedere perché iniziava un nuovo show con tanta satira politica. Una delle prime a scomparire è stato il Picchio Verde di Carpi che nel tempo è stato trasformato in supermercato. Non è una novità. Al Kiwi ho girato anche un film e fatto decine di serate con il tutto esaurito, con le macchine che non stavano nel parcheggio. È triste pensare che il Kiwi debba scomparire. Io sono legato non solo al Kiwi ma a tutto quel periodo, ma per fortuna sono andato avanti facendo delle cose molto interessanti. Quello è un periodo unico nella storia della musica. Oggi è importante far sapere ai giovani che quegli anni sono stati belli per chi li ha vissuti. La perdita è dolorosa come la perdita del luogo della memoria. Ma in realtà l’abbiamo già persa molto tempo fa».

Pezzi di storia della musica popolare italiana destinati a scomparire. I mitici anni ’70 e ’80, le balere, le discoteche (nella vecchia concezione dell’epoca), dove si esibivano i mostri sacri della musica di allora, italiana e straniera. Gioielli immortalati anche in tanti film cult del cinema italiano. O locali come il famosissimo Piper Club di Roma, un palco calcato non solo dalla più celebre delle sue starlette, Patty Pravo, ma anche da gruppi come Procol Harum, Byrds, Jimy Hendrix e i giovanissimi Pink Floyd.

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