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Porcupine Tree – XMII (2005)

17 Giu

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Per essere un album dal vivo quasi non si sente. Anzi, non si percepisce proprio. Sembra un disco in studio. In pieno stile Porcupine Tree, il trionfo dell’iper riverbero. Tutto questo è XMII, una sigla ma potrebbe essere anche un marchio di qualità. Perché si può essere critici quanto si vuole nei confronti di Steven Wilson, ma quanto a pulizia del suono e idee, tanto di cappello. Continua a leggere

Frank Marino & Mahogany Rush – Live (1978)

30 Gen

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Facciamo un leggero passo indietro nel nostro infinito viaggio musicale, stavolta vi segnalo un album dal vivo di Frank Marino e i suoi Mahogany Rush. Si tratta di Live, primo disco dal vivo pubblicato dalla band canadese che raccoglie registrazioni del tour negli Usa lungo tutto il 1977 e uscito l’anno successivo in lp. Una pubblicazione che ha diviso i fans e la critica, perché dell’immenso materiale dal vivo poteva anche nascere un doppio live. Sembra che a monte di tale scelta editoriale, ci furono problemi legati alle loyalties. A parziale risarcimento, esattamente dieci anni dopo, nel 1988, usciva Double Live, ma a dispetto del titolo, anche quella volta il disco fu unico. In Live è contenuta la testimonianza del fervore che era alla base dei concerti blues in quegli anni, un disco che ogni amante del genere (ma Marino è stato osservato con interesse anche dagli appassionati di Metal) non può ignorare. Continua a leggere

Bruce Springsteen – ‘The Way It Was’ The Complete Bottom Line Broadcast (2004)

4 Ott

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Greetings from Asbury Park, N.J.e The Wild, The Innocent and the E Street Shuffle erano ormai usciti da due anni (1973), per tutto il 1974 Bruce Springsteen & the E Street Band passarono la stagione sul palco. Il 9 maggio 1974, a Cambridge nel Massachusetts, durante un concerto di Bonnie Raitt, in cui Springsteen e la sua band facevano da gruppo spalla, il pubblico richiamò a gran voce il Boss per esibirsi di nuovo. Ad assistere a quel concerto c’era il critico della rivista Rolling Stone, Jon Landau, che su The Real Paper di Boston, culminò la sua recensione con una frase che farà la fortuna di Bruce: «Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen». Nel frattempo, la band stava lavorando sul terzo album, Born To Run, uscito dopo 18 mesi di gestazione, ma che regalò al Boss la definitiva consacrazione. In questo periodo si incastrano le registrazioni di ‘The Way It Was’ The Complete Bottom Line Broadcast.

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David Bowie – Stage (1978)

24 Set

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Nel 1978, per la seconda volta, la RCA Records decide di pubblicare un disco live di David Bowie. Appena uscito, Stage divide subito critica e pubblico. C’è chi pensa sia l’ennesima operazione commerciale e polemizza con Bowie perché «non c’è niente di nuovo, nemmeno nell’interpretazione dal vivo». C’è chi invece apprezza un album dal vivo con tutto il Bowie post Ziggy, Heroes, Station to Station e Low.

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Aerosmith – Live! Bootleg (1978)

24 Ago

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Live! Bootleg. Il nome è tutto un programma. Sembra che gli Aerosmith abbiano deciso di scendere sullo stesso terreno di confronto dei bootlegers, tanto che ci hanno titolato il loro primo album dal vivo. Non è un concerto, ma una serie di concerti, dal 1973 al 1978, data di pubblicazione di questa raccolta inserita nella discografia ufficiale della band. Steven Tyler e Joe Perry hanno una carica esplosiva, scimmiottano il blues, accartocciano il rock e confermano la loro grande vena in live.

Poi, più ascolto musica e più mi rendo conto che trovare un disco dal vivo ben fatto diventa un’impresa titanica. Spesso si tratta d un solo concerto spiattellato lì senza alcun taglio, se non nelle pause. Stavolta è un campione di brani, con cui gli Aerosmith ci fanno viaggiare in un lungo e in largo per l’America a bordo del loro caravan, facendoci vivere il loro tour. Dall’inside di copertina scopro poi la presenza in uno di questi tour di gruppi come Frank Marino & Mahogany Rush. Un concerto del genere ne doveva valere la pena. Quanto alla qualità dell’audio, al di là dei soliti problemi a cui si incappa per dischi di questo genere (schiamazzi del pubblico, acustica dispersiva), ascoltandolo bene, con delle buone cuffie, non c’è molto di che lamentarsi.

Tyler è il solito animale da palcoscenico, e affronta tutte le perle che hanno contraddistinto gli Aerosmith in quel lustro di carriera. Da gustare tutte d’un fiato classiconi come Walk This Way, Back in The Saddle, Dream On e Mama Kin.Gli assoli di Perry confermano le qualità di uno dei chitarristi più sottovalutati della storia del rock commerciale. E quando si accolla la ritmica, si atteggia una via di mezzo tra il punk e il rockabilly. Da non sottovalutare una delle migliori versioni di Come Together dei Beatles, senza nulla togliere agli ultimi tre brani blues, tra cui la cover di I’Aint Got You e una stropicciatissima Train Kept a Rollin mescolata a Strangers in the Night. Nel complesso, consigliato per gli amanti (e non) degli Aerosmith, non solo perché è stato uno dei miei primi dischi live ascoltati.

Keith Jarrett – The Köln Concert (1975)

18 Mag

Artista/Gruppo: Keith Jarrett
Titolo: The Köln Concert
Anno: 1975
Etichetta: ECM

Un uomo curvo sul proprio pianoforte…curvo il più possibile a formare un unica entità tra l’essere umano e lo strumento che ne è la naturale prosecuzione…la testa abbassata fino a sfiorare il corpo del pianoforte, a fondere ancor di più questo legame, a sussurrare ogni intenzione, ogni variazione, ogni cambio di ritmo…un groviglio inestricabile di capelli ad impedire che anche la più piccola idea musicale possa provare a scappare e non tornare più…perché ognuna di esse è fondamentale e sarebbe un sacrilegio non offrirla all’udito esigente di tutta quella prole di fedelissimi che vivono sulle note leggiadre di questo immenso artista.

Basta dare uno sguardo all’immagine della copertina di questo album per percepire il feeling particolare che c’è tra Keith Jarrett e il suo compagno di mille avventure e di mille racconti, per capire che questo album ha veramente qualcosa da dare, fino in fondo…e a noi privilegiati non resta che ripetere quelle poche, semplici operazioni che intercorrono tra il desiderio e l’inizio della Musica, per regalarci ogni volta che vogliamo o che ne abbiamo bisogno, un momento di benessere mentale come solo la grande Musica sa donare.

Ma sebbene questa unione può apparire alla vista e all’ascolto così perfetta ed idilliaca, cela dietro di sé tante piccole cose che la rendono ancora più unica, soprattutto per chi conosce certi aspetti quasi estremisti dell’ex alunno della Berklee School of Music…un personaggio che esige la perfezione sotto qualsiasi aspetto anche lontanamente legato ad una sua esibizione, una cura quasi maniacale di tutta quella miriade di sottigliezze che ruotano intorno allo strumento, al palco, al backstage, al pubblico, all’atmosfera, fino ad arrivare al divieto assoluto di fumare, effettuare riprese o scattare fotografie durante l’esecuzione o addirittura al pretendere una determinata temperatura, sempre costante, nella sala dove si terrà il suo concerto…tante cose che un artista “normale” neanche noterebbe o stenterebbe ad inquadrare come una eventuale problematica; ma il pianista statunitense è così, prendere o lasciare, amare o odiare.

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